Ippica È l’ora di tornare più autosufficienti

Siamo entrati nel 2009, portandoci dietro un 2008, ippicamente parlando, davvero drammatico, con un settore preso per i capelli un attimo prima di affogare. Non possiamo assolutamente dirci scontenti dell’operato del ministro Zaia ma peccheremmo di grave superficialità se ci apprestassimo ad affrontare il 2009 con la certezza di esserci lasciato alle spalle il peggio del peggio, e… tiriamo a campare; come e meglio di prima. Teniamo ben presente che abbiamo perso la nostra capacità di essere un settore autosufficiente economicamente, ma sotto la tutela dello Stato. Non è poca cosa o un elemento «decorativo». Per capirci al volo: tutti hanno potuto constatare come nel giro di un mese il prelievo supplementare sulle slots sia passato con estrema disinvoltura dall’originario 0,70% per l’ippica al raddoppio, con la quota da destinare al Coni. Altrettanto semplice e facile dunque con un’operazione inversa ritornare, per l’ippica, nel baratro. Partendo dall’elementare presupposto che nessuno ha mai regalato nulla, tanto meno lo Stato, giustamente, ma tutto te lo devi guadagnare, con fatica, oppure, come è accaduto con la finanza, rubare. Auspicherei che l’ippica nel corso degli anni a venire sia in condizioni di mettere in atto un grande sforzo orientato al recupero dell’autonomia economica e finanziaria del settore.
Sarà perseguibile? Nella misura in cui (locuzione orrenda, ma efficace), non ci si abbandoni al comodo assunto che alla fine le cose si sono aggiustate e si aggiusteranno ancora un’altra volta. Noto che i primi segnali non sono incoraggianti: tutti parlano di sacrifici ma, a patto che i sacrifici riguardino solo gli altri, aggiungo che i guai dell’ippica non stanno tutti dentro all’ippodromo di Civitanova Marche «giustiziato ex abrupto»! Se non riusciremo a capire che gli «altri» siamo tutti noi e che se non rendiamo più stabile, più solida tutta la struttura (o filiera) ippica, già molto fragile di per se, oggi, fragilissima, non arriveremo da nessuna parte.
Le risorse economiche non piovono dal cielo, ma devono essere prodotte, per poi poterle spendere e impiegare in investimenti. L’ippica in questi ultimi anni, a parte le cause esterne, in gran parte dovute alla espansione indiscriminata dei giochi, all’interno del proprio settore ha vissuto largamente al di sopra delle proprie possibilità e qui il discorso andrebbe allargato: alla prossima.
gianfranco.fabbri@gmail.com