Ippica Montepremi, serve una svolta

Le esperienze, anche le peggiori, possono e debbono servire per trarne utili indicazioni per il futuro. Come la ultima drammatica crisi del mondo del cavallo da corsa, conclusasi con il decreto «salvaippica».
Da tempo, su questo giornale, cerco di lanciare inviti pacati a volte anche meno pacati – e di questo mi scuso - alla riflessione. A seguito della recente esperienza vissuta dal settore ci riproverei ancora.
Che cosa in particolare modo ha creato il vero collasso nei conti dell’Unire? Perché con un calo del movimento scommesse attorno al 20%, siamo arrivati alla fine che il montepremi del 2009, ove non fosse intervenuto il decreto salvaippica, sarebbe stato uguale a zero. Se non rispondiamo a questi interrogativi non riusciremo a dare una risposta credibile sul futuro dell’ippica. Il 27 febbraio dell’anno scorso su queste colonne, avevo preso in esame la convenzione delle Società di corse stipulata con l’Unire, oggi dichiarata nulla da una sentenza del Consiglio di Stato. Ero giunto alla conclusione, ben prima del suo annullamento, che non era possibile mantenere uno strumento di spesa così impostato, per una serie di motivazioni che non sono mai state confutate da alcuno e il successivo e definitivo annullamento forse giustificava parte delle mie osservazioni critiche. Ormai è acqua passata. Un aspetto attuale e ben più preoccupante riguarda la tecnica di formulazione del bilancio Unire, che a fronte di una serie di uscite e impegni certi di spesa dell’Ente, per quanto attiene il montepremi adotta il meccanismo della «residualità». Cosa significa residualità: prima si onorano tutti gli impegni di spesa assunti dall’Ente, poi ciò che resta viene destinato al montepremi. Anche se, sul piano formale, nel bilancio preventivo Unire vi è un capitolo di spesa relativo al montepremi che a inizio anno ne dà una previsione complessiva, ma non assolutamente certa. Come abbiamo sperimentato recentemente sulla nostra pelle. Questa impostazione di bilancio è un residuato della legge istitutiva dell’Ente (l. Mangelli 1942), che ha perfettamente funzionato per tanti anni, ma dopo la riforma del 1999, per motivi che sarebbe lungo spiegare, la «residualità» è diventata una trappola micidiale.
Inviterei gli amministratori dell’Unire ad un ribaltamento della filosofia dei rapporti economici di questo genere; alla predisposizione del bilancio preventivo, con le opportune e doverose cautele amministrative, si dovrebbe stabilire una percentuale delle entrate generali dell’Ente vincolata e quindi indisponibile per altri usi, a solo favore del montepremi e sul rimanente calibrare tutti gli altri impegni economici. Giova rilevare che una autorevole anticipazione in tal senso è contenuta nella legge «salvaippica» laddove testualmente recita che le somme: «…assegnate all'Unire per essere interamente destinate all'incremento del montepremi». Con un po’ di fantasia e capacità amministrativa il problema può essere affrontato e risolto. Ammesso che lo si voglia.