Ippica Ora l’Unire deve cambiare registro

Il Derby del trotto è stato recuperato con un risultato invero non esaltante come contenuto tecnico, anche per l’assenza del favorito Lord Capar, che ha permesso a Lana di Casei di conquistare un successo meritato, ma senza nessuna opposizione. Era facilmente prevedibile. È di questi giorni una campagna che definirei demagogica, da parte del quotidiano ippico Trotto & Turf, che ha pubblicato con grande rilievo i dati relativi alle spese dall’Unire: compensi ai funzionari, ai veterinari, ai guidatori, ai fantini e tutto il resto tra cui le Società di corse le quali hanno raggiunto i 120 milioni di euro. Ho definito demagogico quest’intervento per più aspetti: il più significativo certamente il cambiamento di rotta da parte del quotidiano, sempre e assolutamente schierato con la gestione Melzi, almeno sino a ieri e non ritengo che, per quanti danni può avere fatto l’attuale gestione Unire, possa addebitarsi la marea di spese che tra l’altro sono rilevate dai bilanci dell’anno 2007, in piena gestione Melzi. Con un aumento delle corse negli ultimi cinque anni di circa il 30%, pensare che le spese per addetti potessero diminuire, mi pare quanto meno ingenuo. Non penso di essere un difensore dell’Unire, ma da questo a prendere a bersaglio l'Ente come mi pare sia diventato di moda ce ne passa. Come altri, ho avuto modo di seguire il dibattito parlamentare sull’approvazione della cosiddetta legge «salvaippica» ed ho ascoltato attacchi contro l’Unire assolutamente non condivisibili.
Senza ombra di dubbio, oggi l’Unire è a una stazione d’arrivo dove, se non riesce a cambiare, a nulla saranno valsi gli sforzi del ministro Zaia, decreto «salvaippica» compreso.
Per altro, non è assolutamente pensabile, come da voci ricorrenti, che attraverso l’editazione di un sedicente piano industriale, redatto da qualsiasi mente economica, di qualsiasi livello, avviare a soluzione i problemi dell’Unire, se non ci sarà una partecipazione attiva e chiara soprattutto, da parte delle categorie operative, come è sempre stato prima della riforma del 1999.
Per categorie operative occorre essere chiari una volta per tutte: il decreto «salvaippica» è stato approvato oltre che per l’impulso fondamentale del ministro Zaia, anche perché rivolto all’allevamento. Questo è stato quanto ho rilevato seguendo il dibattito parlamentare. Una marea di parole contro l’Unire (molte a sproposito), nemmeno una parola contro l’allevamento se non di apprezzamento, quindi: coerenza e rispetto nei confronti degli allevatori che anche questa volta ci hanno messo la loro faccia, come sempre pronti a dare il loro fondamentale contributo alla controriforma dell’Unire. A proposito di piani industriali che fanno capo a Società specializzate, vi è una novità importante: un tribunale civile ha accolto un ricorso per risarcimento danni, contro una Società di revisione di bilanci. Forse la ricreazione è finita per tutti.