Ippica ormai allo sbando se De Castro non provvede

Sono dispiaciuto, soprattutto preoccupato, per tutti noi operatori ippici impegnati con tanti cavalli, che ci troviamo ad operare in una condizione impossibile se non addirittura drammatica, nonostante le promesse, gli ottimismi di maniera del commissario Unire Guido Melzi d’Eril. Dopo sei mesi dalla nomina del commissario tutti i problemi sono rimasti drammaticamente sul tappeto e non si riesce a vedere la fine del tunnel. Qui se non dà segni di vita il ministro De Castro (che oggi dovrebbe incontrare Melzi al ministero) con interventi economici mirati a salvare una branca non certo marginale dell’agricoltura come l’allevamento del cavallo da corsa, non è difficile pronosticare un disastro di dimensioni bibliche. Spiace dirlo ma è una verità incontrovertibile sotto gli occhi di tutti: mai l’Unire ha raggiunto il grado di inefficienza di oggi. I calendari sono lasciati in mano alla voracità delle singole Società di corse le quali antepongono il loro meschino interesse quotidiano, senza vedere al di la del proprio naso. E sono rimaste lettera morta le reiterate promesse di intervento da parte del commissario su una riduzione delle corse e un ricollocamento razionale delle giornate.
Non credo si possa andare avanti in questo modo, a meno che non si voglia dare credito e corpo a chiacchiere del tipo che l’obbiettivo primario del commissario sarebbe rivolto a trovare il modo di sbloccare i cospicui importi (65milioni di euro), stanziati a suo tempo per il famoso fondo investimenti delle Società di corse. A meno di un miracolo, fondi non più disponibili, per i quali avevo a suo tempo proposto l’utilizzo per il risanamento del montepremi. Ma Guido Melzi è troppo intelligente per giocarsi la reputazione con provvedimenti in una certa direzione...
Appare chiaro che di risanamento del montepremi dobbiamo parlare, l’unica voce di bilancio altalenante (sempre verso il basso), e sino ad ora non confermata ufficialmente. Non abbiamo ancora alcuna notizia di come andranno a finire le qualifiche (premi), per gli allevatori e i proprietari dei cavalli con la lettera I che la conseguiranno nell’anno in corso e men che meno cosa succederà per i cavalli della generazione successiva con la lettera L. Nell’assordante silenzio dell’Upt (Unione proprietari trotto), pare si vada alla abolizione del premio di qualifica per i proprietari, con un danno a mio avviso incalcolabile per il mercato dei puledri. Cambiamenti di regole in corsa, lo ribadiamo ancora una volta, sono assolutamente inaccettabili. Ma l’Anact (Associazione nazionale allevatori trotto), che dovrebbe difendere gli interessi degli allevatori a cosa sta pensando, quale azione ha intrapreso o intende intraprendere? Non ci si rende conto che quest’anno, gli allevatori che porteranno i loro cavalli alle aste saranno massacrati, se arriviamo in queste condizioni?
Provare a richiedere all’Unire (Area Trotto), un certificato di esportazione per andare a correre all’estero è un’impresa disperata: l’ufficio è vuoto (forse inesistente o soppresso) nessuno risponde. Il caso recente del cavallo italiano Aramon, bloccato in Francia, al momento della partenza della corsa perché la Federazione francese aveva riscontrato una discrepanza tra i dati comunicati dall’Unire e quelli su Internet, con il cavallo che non ha potuto correre ed è stato ritirato d’ufficio dai commissari francesi, non essendo riusciti ad ottenere chiarimenti dall’Unire. Tutto tace.