Ippica, pericolo scampato ora tocca ai cugini francesi

Al signor Placanica, assieme ad altri, interessati ad un ricorso presso la Corte europea, da parte di un tribunale italiano per fatti accertati nel 2004, che avrebbe dovuto giudicarli per esercizio abusivo della raccolta di scommesse, credo in questi giorni siano fischiate parecchio le orecchie. Non appena la sentenza, per altro favorevole al signor Placanica, è stata pubblicata su Internet, la maggior parte dei commentatori ippici, ciascuno a seconda di dove voleva tirare la coperta, si è sbizzarrito nel romanzarla come voleva. Si è letto di tutto. In particolare: finito il monopolio dello Stato sulle scommesse oppure il bando dei 19.000 punti aggiudicati dall’Aams (Azienda autonoma dei monopoli di Stato), è da considerare nullo e via di questo passo.
Il 16 gennaio, in un intervento su queste colonne, a commento sull’agitazione dei cugini francesi a proposito degli esiti, non ancora noti, della sentenza Placanica, avevo sostenuto che l’Italia e per essa l’Aams, rispetto alla posizione francese aveva adottato una intelligente linea di difesa preventiva nei confronti della U.E., con questo inciso: «L'Italia per parte sua in vista di queste pressioni, ha attuato una grossa apertura: la libertà di partecipazione al recente bando di concorso per l'assegnazione di Agenzie, sportive e ippiche, a qualsiasi soggetto comunitario, ovviamente in presenza dei requisiti richiesti dal bando». Questo è stato l’argomento vincente, oltre alla abolizione del divieto di partecipazione ai bandi per società di capitali quotate, che ha definitivamente consolidato la posizione di monopolio sulle scommesse dello Stato italiano. Occorre riconoscere alla Aams, di avere usato grande capacità di adeguamento agli umori comunitari, in forte fibrillazione su questo argomento a causa delle continue pressioni esercitate a tutti i livelli dai bookmakers inglesi in particolare. In buona sostanza, con questa ultima pronuncia solo lo Stato italiano può autorizzare attraverso forme concorsuali la raccolta di qualunque tipo di gioco. E non solo: le sanzioni penali previste dalla legislazione vigente che avevano portato al contenzioso a livello di Corte europea, sono assolutamente valide, di conseguenza la raccolta del gioco al di fuori delle concessioni dello Stato è penalmente censurabile. Un buon risultato che per lo meno tranquillizza un poco su questo versante anche noi ippici. Completamente diversa l’attuale posizione dei cugini francesi i quali dovranno quanto prima scendere dal loro piedistallo e darsi da fare, come è stato fatto da noi italiani e trovare una soluzione sostenibile, che possa giustificare la posizione del monopolio sulle scommesse in capo allo Stato. Detto quanto sopra, giova rinfrescare le idee sulla cosiddetta direttiva comunitaria «servizi». Per «servizi», in questo caso, si intende il servizio di raccolta delle scommesse che in Italia come in Francia è in capo allo Stato, che «concedono» a determinate condizioni economiche e regolamentari, a privati questo servizio, i quali a loro volta riversano una percentuale sul denaro raccolto costituita da imposte e prelievi, le imposte allo Stato concedente, ed i prelievi contribuiscono come nel caso dell’ippica o di altri sport al mantenimento degli stessi. Anche se, nel caso dell’ippica, da noi ormai siamo al mantenimento degli ippodromi a scapito dell’allevamento. Ma questo è in altro argomento.
*consigliere dell’Anact (Associazione

nazionale allevatori del cavallo trottatore)