Ippica verso il collasso Montepremi a rischio

È di questi giorni la notizia di un pronunciamento del Tar, contrario ad una eventuale ulteriore proroga per la rete Sisal di raccolta della Tris (del resto già prorogata due volte), che secondo il progetto dei Monopoli avrebbe dovuto essere sostituita dai cosiddetti corner assegnati con il bando Bersani. Questo sarà certamente un grosso problema per l’ippica, nonostante le innumerevoli assicurazioni date dal commissario Unire Melzi d’Eril, in una serie infinita di esternazioni alla stampa, che rispondevano alle forti perplessità più volte manifestate - anche da chi scrive - sulla reale capacità di sostituzione della nuova rete nei confronti dell’esistente, soprattutto sui tempi che erano chiaramente sottostimati e così si sta dimostrando. Tra le motivazioni recepite dal Tar vi è un accenno al pericolo di una censura della Ue, che a mio avviso non riguarda unicamente questo caso particolare, ma altri aspetti regolamentari che all’Unire vengono sistematicamente ignorati, salvo poi lamentarsi a frittata avvenuta ed iniziare il gioco dello scaricabarile: non è colpa mia, ma di chi mi ha preceduto e così via. Un pericolo che, continuando a nascondere la testa sotto la sabbia, prima o poi causerà danni gravissimi al settore trotto in particolare, ma con ricadute anche per quello del galoppo, è a mio avviso la corretta applicazione della famosa direttiva 428/90, la quale prevede di base, una apertura indiscriminata alla partecipazione di cavalli europei al 90% delle corse in Italia. Il più delle volte inascoltato, ne ho parlato in moltissime occasioni.
La specialità della Unire di questi ultimi tempi, in particolare modo della gestione Melzi, pare sia la singolare caratteristica di ritrovarsi quasi sempre soccombente avanti la giustizia amministrativa in casi più o meno importanti, ma quasi sempre perdente. Il caso più significativo, la fallita nomina del superconsulente brutalmente censurata senza appello, dal Consiglio di Stato.
Una volta o l’altra, sarò facile profeta, l’Unire si troverà ad essere censurata in sede di giustizia europea, anche sulla mancata o parziale applicazione della direttiva di cui sopra (428/90), non appena qualcuno si stancherà di essere preso per i fondelli e adirà la via maestra dell’Ue. Un’altra spada di Damocle pende poi, sui conti del prossimo anno. Infatti abbiamo in bilancio Unire un paio di voci che, al momento, definirle dubbie, mi pare un eufemismo. Si tratta della voce relativa al pagamento da parte delle Agenzie ippiche dei canoni televisivi, non facilmente esigibili, inoltre un’altra voce di importo non leggero, riguardante i famosi trasferimenti da parte del ministero delle Politiche Agricole. Complessivamente queste due voci, grosso modo ammontano ad oltre la metà del nostro montepremi, se poi aggiungiamo l’incertezza negativa, ormai realtà, sui tempi di apertura dei famosi corner, non è improbabile che il montepremi l’anno prossimo, sia quanto meno dimezzato. Se il risultato del risanamento Unire da parte di Melzi sarà questo, lascio immaginare la situazione.
*Consigliere dell’Anact (Associazione nazionale allevatori del cavallo trottatore)