Gli ippodromi di Milano e Roma a rischio chiusura

In assenza di gran premi di cartello è la politica a tenere banco nel tribolato mondo dell’ippica di casa nostra. Domani la Commissione agricoltura della Camera è chiamata ad esprimere il proprio parere sulla proposta di nomina di Tiziano Baggio alla presidenza dell'Unire, l'ente pubblico che governa l'ippica. Non ci sono dubbi che il parere sarà favorevole, come lo è stato del resto la scorsa settimana quello dell'analoga commissione del Senato. Semafori verdi, dunque, per la nomina alla presidenza del Coni dell'ippica di Tiziano Baggio, manager trevigiano di provati meriti, fortissimamente voluto dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia che è anche suo concittadino. L'insediamento è previsto per l'inizio di marzo quando ci sarà anche la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione che, con le modifiche effettuate allo statuto in base alla nuova legge, scende a cinque membri dai sette attuali. Ma, vista la gravità della situazione, non appare da escludere la possibilità di una gestione commissariale affidata a brevissimo termine allo stesso Baggio, in attesa della nomina dei membri del Cda.
Quello che è certo è che Tiziano Baggio si troverà di fronte ad una situazione esplosiva e dovrà fare sfoggio delle proprie qualità imprenditoriali e diplomatiche per rimettere in linea di galleggiamento una barca alla deriva. La punta dell’iceberg dei mille problemi che dilaniano il settore è costituita dal rinnovo delle convenzioni (leggi i rapporti economici che regolano i rapporti fra l’Unire e gli ippodromi). Lo scorso anno l’operazione è costata all'ente cento milioni tondi, 15 in meno del 2008 a causa della diminuzione del movimento delle scommesse che incide per poco meno del 50 per cento su tutte le entrate degli ippodromi. Visto il trend negativo, è verosimile che quest’anno ci sarà un’ulteriore contrazione della raccolta delle scommesse di almeno il 10 per cento, per cui nelle casse degli oltre 40 ippodromi italiani in attività entreranno non più di 90 milioni di euro. Una cifra giudicata insufficiente dagli ippodromi più importanti che già versano in grave sofferenza. Milano e Roma, trotto e galoppo, si preparano pertanto ad uno scontro frontale con l'Unire e non vogliono firmare la proroga della convenzione. La Trenno (Milano trotto e galoppo), Capannelle (Roma galoppo) e Tor di Valle (Roma trotto) rivendicano, in particolare, il riconoscimento dei cosiddetti «contributi compensativi» per la gestione dei rispettivi centri di allenamento (si tratta di circa 8 milioni di euro). Un’eventuale firma «a condizione» della convenzione potrebbe venire considerata nulla da parte dell’Unire e se le due parti non troveranno questa settimana un punto di accordo le conseguenze potrebbero essere drammatiche e, nella peggiore delle ipotesi, portare addirittura da parte dell’Unire alla sospensione dell'attività nei quattro ippodromi metropolitani. Con un terremoto di dimensioni apocalittiche per tutto il settore, soprattutto per il galoppo che di San Siro e Capannelle proprio non può fare a meno.