Ippodromi, più chiarezza nel fondo investimenti

Extra Ecclesiam nulla salus, è questo il motto dell'ordine dei Gesuiti: «fuori dalla Chiesa non vi è salvezza».
Ho sempre ammirato la forza, la riservatezza e l'aura di menti straordinarie, che circonda questo Ordine religioso. È conosciuto come Papa nero il generale dell'Ordine, non credo per il solo colore del saio. L'Ordine è sopravvissuto a tutto ed è più forte che mai. Grazie anche a questa fedeltà assoluta al principio enunciato con tanta determinazione.
Da questo assunto vorrei stabilire un punto di partenza certo anche per il nostro infinitesimo e tormentato mondo che è l'ippica. Da Wikipedia: «Nel diritto italiano, il termine regolamento sta ad indicare una fonte normativa secondaria, sottordinata rispetto alla legge nel sistema della gerarchia delle fonti...»; medesima fonte: «Nel diritto, la legge è un atto, ovvero un complesso di atti (il c.d. diritto positivo), contenente regole comportamentali di cui si impone l'osservanza nei...».
Bene: ritengo che la gestione di un qualsiasi settore, tanto più complesso come il mondo dell'ippica si debba reggere su due punti fondamentali: le Leggi ed i Regolamenti. In perfetta analogia come per il motto dei Gesuiti.
Non ho dubbi che il Prefetto Sottile, attuale presidente dell'Unire che, per un uomo della strada rappresenta l'incarnazione dei principi di cui sopra, per quanto riguarda le sue possibilità farà il massimo per adeguarsi a questi principi inderogabili: le Leggi ed i Regolamenti.
Rilevo però che: su una questione non marginale: l'ormai famoso fondo investimenti ippodromi, le cose non stiano andando molto linearmente.
Ho letto sul quotidiano ippico Trottosportsman un intervento da parte del dottor Lenza, dell'ippodromo di Pontecagnano, sulla incancrenita questione del fondo originariamente destinato agli ippodromi, con risposta da parte dell'avv. Rossi presidente di Federippodromi con un faticoso tentativo di arrampicata sugli specchi per «spiegare» la questione, e successiva controreplica di Lenza.
La questione verte su percentuali di intervento per lavori fatti dagli ippodromi che da un originario 70% è stata portata al 48%, per ragioni giuridiche.
Una manovra che mi permetterei di sintetizzare in questa maniera: vi è un divieto di velocità stradale di 50 chilometri all'ora, tante auto (le società di corse), vengono pizzicate oltre i limiti, cosa si pensa di fare per sanare tutto; sostituiamo il cartello con uno che porti il limite a 70 chilometri all'ora. Non è una spiegazione giuridica ma, più da film di Totò, rende però il senso dell'operazione.
Per come stanno apparendo le cose, per quanto riguarda la legge, i regolamenti, la conoscenza di documenti più o meno «segreti», lascia perlomeno un poco a desiderare.
Sempre sul fronte Unire, intanto, venerdì vi è stata la decisione del Tar del Lazio, sulla incompatibilità a ricoprire l'incarico di segretario generale dell'ente del conte Guido Melzi d'Eril, avanzata da una società di corse. La richiesta è stata respinta, pare per carenza di legittimazione da parte della ricorrente.