Ipse, slitta ancora la decisione sul rimborso delle frequenze

Il Consiglio di Stato deciderà il 13 maggio. Il governo rischia di perdere oltre 1 miliardo di euro

da Milano

Slitta ancora la decisione del Consiglio di Stato sul contenzioso tra il governo e Ipse, l’operatore Umts che ha rinunciato a lanciare il servizio con i cellulari di terza generazione e che dunque si è visto revocare la licenza. La società, dopo l'uscita alla spicciolata di soci come Fiat e Acea, è ora controllata da Capitalia mentre Telefonica resta al 39,9%. Per sapere cosa accadrà, in un contenzioso aperto ormai da anni, bisognerà attendere il 13 maggio. In questa data saranno discussi in un’unica udienza entrambi i ricorsi presentati da Ipse: quello contro la revoca della licenza con richiesta di risarcimento per 4,5 miliardi dallo Stato (ossia quanto pagato per la licenza più i danni) e quello per la restituzione allo Stato del pacchetto di frequenze aggiuntive da 5 megahertz in cambio dell’esonero dall’obbligo di pagarne il corrispettivo (826 milioni). Nel frattempo il 10 aprile verrà discusso al Tar del Lazio il ricorso con cui «3» (operatore Umts) ha chiesto a sua volta di poter restituire 5 megahertz aggiuntivi rispetto al pacchetto di frequenze-base in cambio del rimborso degli 826 milioni già pagati (al netto della quota relativa agli anni di esercizio della licenza già trascorsi). Un ricorso ovviamente collegato a quello di Ipse. Anche se nei confronti di questa società «3» ha sempre lamentato una disparità di trattamento, dal momento che la società non ha ancora saldato l’intero prezzo per la banda aggiuntiva. Degli 826 milioni dovuti, Ipse ha pagato finora solo le prime due rate, ma è ancora debitrice di 660 milioni più gli interessi. La cifra (626 milioni) è coperta da una fideiussione rilasciata da Mediocredito Centrale a favore del ministero del Tesoro ma il Governo non ha mai deciso di escutere l’ingente credito. In caso di giudizio favorevole però il ministero non avrà più alibi e dovrà incassare la fideiussione da 626 milioni. In caso contrario, perderà 660 milioni (o addirittura 826 se sarà chiamato anche al rimborso delle rate già pagate).
Tutti i gestori mobili si sono sempre lamentati per aver pagato troppo le frequenze Umts assegnate all’apice della bolla speculativa della new economy (l’incasso per lo Stato fu di 13,5 miliardi di euro). E se anche «3» dovesse vincere il suo ricorso, il buco inaspettato per il governo sarebbe dunque superiore al miliardo di euro.