«Ipse venda le frequenze entro un mese o le perderà»

da Milano

«Ipse dovrà cedere le sue frequenze Umts oppure saranno sequestrate». Lo ha detto il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi che ha ingiunto a Ipse2000, il quarto gestore Umts che non ha mai avviato l’attività, di cedere le frequenze o la società entro 30 giorni. Nel comunicato si legge che «Ipse deve cedere tutte le frequenze nessuna esclusa di cui è assegnataria. In alternativa gli azionisti di Ipse possono cedere entro un mese la società ad altri operatori Umts, ovvero a chiunque si impegni ad assicurare l’uso delle frequenze e la prescritta copertura». Se la società non rispetterà l’invito «le frequenze verranno immediatamente ritirate per essere riassegnate secondo le procedure che saranno stabilite dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni». Nella fattispecie è ipotizzabile una gara, a prezzi ben lontani comunque da quelli raggiunti nel 2000 all’apice della bolla speculativa di Interne. Ipse era una delle quattro società ( le altre erano Tim, Vodafone e H3g) che nel 2000 si sono aggiudicarono le frequenze Umts per oltre 2,6 miliardi di euro. La società (nel cui azionariato sono presenti gli spagnoli di Telefonica Moviles, il gruppo Capitalia, l'Acea, la Fiat e altri soci minori) non ha però mai avviato l’attività pur avendo pagato le licenze. E dunque non è stata raggiunta la copertura del territorio con la rete e non è stato avviato il servizio. Due motivi che a norma del bando di gara possono essere causa per il ritiro delle frequenze. Nei mesi scorsi varie soluzioni si sono profilate all’orizzonte, tutte sfumate. Come ad esempio il passaggio all’Enel oppure l’ipotesi che Vodafone acquistasse le frequenze di Ipse. Adesso, a chiudere a partita, è arrivata la decisione del ministero delle Comunicazioni.