«Gli iracheni respinti aiutano i terroristi»

La Farnesina: abbiamo agito per tutelare la sicurezza nazionale ed europea. «Anche l’ambasciatore ha confermato i pericoli»

Emanuela Ronzitti

da Roma

Pugno di ferro contro i terroristi, ora c’è la spiegazione ufficiale al sigillo del governo. Le richieste di visto per i quattro iracheni «sono state respinte a tutela della sicurezza nazionale ed europea, in osservanza della normativa italiana e degli accordi di Schengen». Le parole di Gianfraco Fini, vicepremier e ministro degli Esteri, sgombrano il campo dagli equivoci e mettono una pietra tombale sulla questione degli «invitati eccellenti» al convegno degli Antimperialisti di Moreno Pasquinelli. Il numero uno della Farnesina spiega che il provvedimento è stato deciso «in considerazione del fatto che gli attivisti iracheni avrebbero potuto realizzare in Italia attività a sostegno della lotta armata contro il governo di Bagdad, come espressamente paventato dallo stesso ambasciatore iracheno a Roma. Gli organizzatori del convegno di Chianciano - prosegue Fini - hanno fin oggi sollecitato visti d’ingresso per sei esponenti politici iracheni notoriamente su posizioni radicali, estremiste e non inequivocabilmente ostili al terrorismo. Quattro domande di visto sono state presentate alla nostra ambasciata a Bagdad (precisamente da Jawad al Khalesi, cui fu già rifiutato un visto lo scorso maggio, Ahmed al Baghdadi, Ibrahim al Kubaysi e da un interprete al seguito). Una quinta domanda è stata poi presentata alla nostra ambasciata a Damasco da Mohammoud Faris». Per quanto riguarda gli altri due esponenti segnalati al ministero degli Esteri, ovverosia Salah al Mukhtar e Hassan al Zargani, «non hanno al momento formalizzato alcuna richiesta presso le nostre autorità diplomatiche». Punto, e a capo. L’argomento può dirsi concluso.
La risposta degli amici degli «indesiderati» campeggia sul sito www.iraqiresistance.info collegato al gruppo che fa capo al gruppo «Iraq Libero» sotto l’egida del Campo Antiperialista: «La conferenza internazionale sull’Irak degli inizi di ottobre è sotto attacco. È un attacco che parte direttamente dagli Usa e si muove su tre direttrici: la negazione dei visti ai rappresentanti iracheni da parte di Fini, il tentativo di criminalizzare gli organizzatori della conferenza e le pressioni sugli amministratori di Chianciano. Un attacco coordinato e concentrico che mira a impedire la conferenza».
I quattro cittadini iracheni, segnalati dai 44 congressmen d’Oltreoceano come degli attivisti pericolosi, erano stati invitati in Italia per spiegare i motivi della «resistenza» alla coalizione internazionale capitanata dagli Stati Uniti. Erano stati invitati perché considerati personaggi illustri, di alto profilo socio-culturale. Ma il veto del ministro Fini rimane ancorato più che mai alla convinzione, fatta propria dall’intelligence, che gli «ospiti» iracheni rifiutati sarebbero giunti in Italia anche per raccogliere fondi da girare alle organizzazione terroristiche. «Le domande - sottolinea ancora una volta il titolare della Farnesina - sono state respinte a tutela della sicurezza nazionale ed europea, in osservanza della normativa italiana e degli accordi di Schengen».
Parole che tendono a ricollocare l’attenzione sul timore di un radicamento anche in Italia di una connection finanziaria filo-terroristica e non sulle polemiche sollevate dal Campo antimperialista contro la Farnesina e il governo che hanno vietato ai quattro di partecipare al meeting pro-guerriglia. Non va cancellato dalla memoria il tema delle donazioni di dubbia destinazione fatte in passato al Campo antimperialista, capitanato da Moreno Pasquinelli e collegato a diverse associazioni dell’ultrasinistra. Già nel 2003, con l’iniziativa «10 euro per la resistenza irachena» aveva fatto parlare di sé: furono raccolte decine di migliaia di euro per ammissione dello stesso Pasquini che finirono alla guerriglia, forse anche per comprare armi. Gustavo Selva, presidente della commissione Esteri della Camera, invoca «l’intervento della magistratura».