Irak, 190mila armi Usa sono nelle mani dei ribelli

Da un rapporto presentato al Congresso dal Gao, l'organo che controlla le spese del governo, gli americani non trovano più il 30 per cento delle armi consegnate all'esercito di Bagdad. Si tratta di Ak47 e pistole che sarebbero finite agli insorti

Washington - Il Pentagono ha perso la tracce di 190mila mitra Ak 47 e pistole consegnate alle forze irachene nel 2004 e il 2005. E si teme che l’arsenale scomparso sia finito nelle mani degli insorti che si troverebbero così a combattere contro militari americani con armi pagate dai contribuenti statunitensi. La denuncia arriva da un rapporto del Government Accountability Office (Gao), l’organo del Congresso per il controllo delle spese del governo, che riporta che il dipartimento della Difesa non è in grado di localizzare il 30 per cento delle armi consegnate all’esercito di Bagdad dal 2004 all’inizio di quest’anno. Cifre, sottolinea oggi il "Washington Post", che danno un quadro ancora più allarmante di una situazione che era stata evidenziata già negli anni scorsi, quando erano però appena 14mila le armi scomparse.

Gli Stati Uniti hanno speso 19,2 miliardi di dollari per cercare di organizzare un esercito statunitense a partire dal 2003, si legge nel rapporto. E 2,8 miliardi sono stati destinati per l’acquisto di armi ed equipaggiamento. Ma la distribuizione agli iracheni è stata condotta in modo caotico e affrettato senza seguire le procedure stabilite, denuncia ancora il rapporto secondo il quale i maggiori problemi si sono registrati tra il 2004 ed il 2005, quando a guidare l’addestramento vi era il generale David Petreus, ora comandante di tutte le forze in Iraq.