Irak, Allawi «apre» ai sunniti: verso un governo di coalizione

Quasi 11 milioni i cittadini andati alle urne. L’ex premier sciita punta a una coalizione di salvezza nazionale che includa anche i curdi

Fausto Biloslavo

Quasi 11 milioni di iracheni sono andati a votare per eleggere il nuovo Parlamento, che potrebbe rappresentare l’inizio di una svolta nella crisi del Paese. Il listone sciita dei partiti religiosi è in testa in tutte le province del sud, ma pur prevedendo di ottenere la maggioranza relativa non riuscirà a governare da solo. Lo insidia la Lista nazionale dell’ex premier Iyad Allawi, che punta a un esecutivo di “salvezza nazionale” con il blocco dei maggiori partiti curdi e i rappresentanti sunniti. L’ingresso in Parlamento dei sunniti potrebbe far diminuire le violenze.
Adnan Al Dulaimi, uno dei leader del “Fronte dell’accordo iracheno”, la principale alleanza sunnita, ha dichiarato che, una volta in Parlamento, «forse riusciremo, attraverso appelli indiretti, a persuadere quanti impugnano ancora le armi a prendere parte al processo politico». La commissione elettorale ha reso noto che al 70% degli iracheni, dei votanti in patria, si sono aggiunti altri 320mila nei seggi aperti all’estero. La partecipazione più alta è stata registrata nel vicino Iran. Nonostante i 178 ricorsi, compresi 35 reclami per «ingerenze e violenze» durante le operazioni di voto, non sono stati denunciati brogli. A causa dei ricorsi, soprattutto sull’uso di simboli religiosi o sulla mancanza di nomi nelle liste elettorali, la commissione elettorale controllerà con estrema cura il conteggio dei voti e quindi i risultati ufficiali saranno resi noti appena fra due settimane.
Nel frattempo sembra chiara la tendenza. La “Lista 555”, fondata dal partito Dawa e dallo Sciri, attualmente al potere, alla quale si sono accodati i seguaci di Moqtada al-Sadr, il piccolo Khomeini iracheno, è sicuramente in testa nelle cinque province a maggioranza sciita del sud, compresa Dhi Qar dove sono dispiegati i soldati italiani. Secondo indiscrezioni, il listone sciita avrebbe ottenuto l’85% dei voti in roccheforti come Karbala, una delle città sante irachene. Il primo ministro in carica Ibrahim Al Jafaari, leader del partito Dawa, ha già annunciato che in caso di vittoria concederà «più spazio ai seguaci dell’imam Moqtada al-Sadr». È vero che i ministri legati a Sadr hanno lavorato sodo e fatto una bella figura nei confronti dell’opinione pubblica, ma l’imam ribelle è una mina vagante, sempre pronto a risolvere i problemi con le sue milizie armate.
Al listone sciita sta rosicchiando voti la “Lista nazionale irachena” di Allawi, che ha formato un’alleanza laica e trasversale fra sciiti e sunniti. In alcune aree urbane, come la zona verde di Bagdad, dove risiedono gli alti funzionari governativi, Allawi è in testa. I suoi candidati laici, stando alla tv Al Arabya, sarebbero i primi anche a Tikrit, la città natale di Saddam Hussein. Allawi punta a un governo di unità nazionale con i curdi e i sunniti. L’“Alleanza curda”, fondata dai due principali partiti della regione guidati da Massoud Barzani e Jalal Talabani, è la più votata in Kurdistan. I sunniti, che sono il 20% della popolazione, manderanno in Parlamento una nutrita e battagliera pattuglia, che spiazzerà le frange stragiste straniere guidate da al Zarqawi, luogotenente di Al Qaida in Irak.
Lo stesso al Zarqawi ha bollato le elezioni come «una cospirazione crociata», ma i gruppi più nazionalisti e moderati della guerriglia hanno rispettato una tacita tregua per far svolgere il voto. «I risultati delle elezioni determineranno le nostre decisioni», ha detto ieri Abu Mohammed, uno dei leader degli insorti nella provincia di Salahuddin. «Se il governo rimarrà lo stesso, le operazioni si intensificheranno. Se vincesse Allawi ­ ha spiegato il guerrigliero ­ attaccheremo solo gli americani, in quanto occupanti». Starà poi all’abilità dei parlamentari sunniti intavolare un negoziato per la pacificazione. E nel Paese continua la violenza: ieri hanno perso la vita altri quattro bimbi iracheni, sotto i colpi di mortaio contro una scuola, utilizzata come seggio a Parwana, che i militari stavano ripulendo.