Irak, americani ai ferri corti con gli sciiti

Per i fedelissimi di Moqtada Al Sadr la verità è una sola, Shaeb al Amiri braccio destro del grande capo nella città santa di Najaf e presidente di un’associazione di carità islamica è stato assassinato a sangue freddo dagli americani. Lo urla la folla ammassata dietro al suo feretro. Lo ripetono i trenta deputati e i sei ministri di una delle più estremiste formazioni sciite.
Al Amiri è caduto mortalmente ferito durante una perquisizione notturna. «È stato assassinato a sangue freddo per mano di un ufficiale Usa entrato a casa sua alla testa di soldati iracheni», spiega ai giornalisti Nassar al Rubaei capogruppo dei deputati di Sad al Parlamento.
«È stato colpito da un nostro ufficiale mentre stava per aprire il fuoco sui soldati», riferisce invece il portavoce americano in Irak, il generale William Caldwell.
Secondo la versione fornita dall’esercito Usa, quell’avvocato era, in verità, il mandante e l’ispiratore di molti attentati contro le forze armate irachene. La morte dell’esponente sciita rischia di innestare una rivolta dell’esercito del Mahdi (la milizia di al Sadr), simile a quella che nel 2004 diede vita a quattro mesi di cruenti combattimenti con le truppe inviate da Washington. «Gli americani vogliono portarci allo scontro aperto, ma non cadremo nella loro provocazione, ci riserviamo di reagire, ma solo a tempo debito», ha detto ieri lo sceicco Abdul Razzes al Malawi, portavoce di Sadr a Najaf.
Ad aumentare la tensione tra il blocco sciita e gli americani contribuisce l’arresto di due iraniani all’interno del quartier generale di Abdul Aziz Hakim, leader di una delle più potenti fazioni sciite. I due iraniani, secondo i portavoce Usa, sono accusati di aver importato armi destinate alle milizie sciite. Un rapporto del Pentagono definisce le fazioni armate sciite come il più grosso pericolo, segnalando le loro connessioni politiche e militari con l’Iran.
Intanto i continui scontri e attentati sono costati la vita ieri ad altri tre soldati statunitensi. Una bomba esplosa presso un ristorante nel quartiere sciita di Bagdad ha invece ucciso otto civili ferendone almeno una decina. Un ordigno comandato a distanza ha dilaniato tre soldati iracheni a sud della capitale.