Irak, Bush temporeggia sul ritiro dei soldati Battaglia contro gli sciiti a Bassora: 22 morti

Violenti scontri tra le forze di sicurezza
irachene e la milizia sciita dell’esercito
di al Mahdi. Il primo ministro al Maliki monitora le operazioni. Tragico il bilancio: 22 morti e almeno 58 feriti

Bassora - Violenti scontri sono scoppiati questa mattina a Bassora tra le forze di sicurezza irachene e alcuni combattenti della milizia sciita dell’esercito di al Mahdi. Lo ha riferito il corrispondente dell’Afp dalla città del sud dell’Iraq, dove ieri sera era stato imposto il coprifuoco.

Almeno 22 morti Si parla almeno 22 morti e 58 feriti. Questo il bilancio dei violenti combattimenti di oggi a Bassora, nel sud dell’Iraq, tra le forze di sicurezza irachene e l’esercito al Mahdi, la milizia del leader radicale Muqtada al Sadr. Intanto il movimento sciita ha invitato tutti i suoi seguaci alla disobbedienza civile. La coalizione internazionale a guida Usa, da parte sua, ha annunciato stamane l’uccisione di cinque miliziani in città, sorpresi mentre stavano piazzando una bomba sul ciglio di una strada. Nello scontro a fuoco tra i militari e il commando armato, almeno altre dieci persone sono rimaste ferite.

L'operazione militare del governo Una vasta operazione militare contro l’Esercito al Mahdi è stata lanciata nella notte dalle truppe di Baghdad, dopo un’improvvisa dichiarazione di coprifuoco. Il primo ministro, Nouri al Maliki, è giunto ieri nella città del sud dell’Iraq e sta monitorando le operazioni da una base militare del nuovo esercito di Baghdad. Le truppe britanniche, dal canto loro, sono rimaste all’interno della loro base all’aeroporto e non sono state coinvolte in alcun modo nei combattimenti. Il colonnello Karim al Zaidi, portavoce dell’esercito iracheno, ha detto che le forze di sicurezza hanno concentrato i loro sforzi sul centro città. In particolare violenti combattimenti si starebbero svolgendo nel quartiere Al-Tamiyah, bastione dell’Esercito al-Mahdi. Molte scuole ed esercizi commerciali del luogo sono rimasti chiusi.

Le minacce dei gruppi radicali Intanto, nonostante al Sadr abbia imposto una tregua ai suoi seguaci, il movimento vicino all’imam radicale ha minacciato un’escalation di violenze a Bassora se non si fermerà la caccia all’uomo voluta da Baghdad. "Lanciamo un appello alla calma, ma questo nuovo piano per la sicurezza ha un tempismo sbagliato", ha detto Harith al Edhari, direttore dell’ufficio di al Sadr a Bassora. "Questo piano è uno schema del governo per colpire i saadristi, come è già stato fatto a Diwaniyah e Muthanna". Il quartier generale di al Sadr a Najaf ha ordinato ai suoi comandanti sul campo di predisporre le milizie in stato di massima allerta e di prepararsi "a colpire gli occupanti", termine usato solitamente per descrivere le forze militari americane e i loro alleati internazionali e iracheni. Il leader del blocco parlamentare saadrista in parlamento, Nassar al Rubaie, ha chiesto invece la fine degli attacchi, invitando tutti i seguaci del movimento alla disobbedienza civile.

Bush temporeggia sul ritiro La tanto attesa decisione sulla riduzione delle truppe Usa in Iraq non è stata presa. Il numero di militari americani resterà lo stesso per tutto il 2008 e, stando ai piani presentati dal generale David Petraeus e dall’ambasciatore Ryan Crocker a George W. Bush, ogni iniziativa di un certo peso spetterà a chi si insedierà a gennaio alla Casa Bianca. Secondo quanto riporta il New York Times, Bush, Petraeus e Crocker hanno parlato per due ore in videoconferenza e il generale ha suggerito al presidente di rinviare ogni decisione sulla riduzione delle truppe ad almeno un paio di mesi dopo il rientro di cinque brigate che dovrà iniziare a luglio e che riporterà la presenza americana in Iraq a 140mila uomini. Intanto Petraeus, intervistato da Repubblica, ha espresso "apprezzamento per quello che l’Italia ha fatto in passato come membro della coalizione e per quello che continua a fare in Iraq" e riguardo la possibilità di un ritorno delle truppe italiane ha detto che "non esiste un comandante militare che non darebbe il benvenuto a più soldi e più truppe". Secondo fonti citate dal Nyt, dopo il ritorno ai livelli di prima della controffensiva lanciata dall’amministrazione Bush all’inizio del 2007, ci saranno altre verifiche sul campo per valutare l’opportunità di una ulteriore riduzione delle truppe. Tutto ciò avverrà senza che siano fissati degli obiettivi vincolanti e - considerato il tempo necessario per smobilitare cinque brigate - non a breve termine. Durante il briefing con il presidente, Petraeus ha illustrato una serie di opzioni e ha indicato lo spazio temporale dopo il ritiro dell brigate come un momento di "consolidamento e valutazione".