In Irak capo hezbollah: mi manda l’Iran

Quando l’hanno arrestato sosteneva d’essere sordo e muto, ma un paio di settimane d’interrogatori in stile iracheno l’hanno trasformato in un usignolo. E le sue confessioni sono diventate la prova delle interferenze iraniane in Irak. Quelle interferenze, secondo Washington, vanno dall’addestramento della guerriglia a veri e propri atti di guerra, primo fra tutti l’assalto al comando di Kerbala costato la vita, il 20 gennaio scorso, a cinque militari americani. Questo ed altro ancora sarebbe emerso dagli interrogatori di Alì Moussa Dakdouk, un veterano libanese di Hezbollah, catturato in Irak lo scorso 20 marzo. A rivelare la vicenda di questo 24enne militante del Partito di Dio e a sottolineare il coinvolgimento di Hezbollah nel conflitto iracheno ci pensa, da Bagdad, il generale statunitense Kevin Bergner.
Secondo il generale, Dakdouk aveva il compito di «organizzare le milizie sciite irachene sulla falsariga di Hezbollah» e portarle a quel livello di efficienza che ha consentito alla milizia libanese di tener testa ad Israele. Dakdouk, caduto lo scorso 20 marzo nelle mani delle forze speciali americane, cerca sulle prime di spacciarsi per sordomuto. Per fargli tornare la voce basta consegnarlo ad un gruppo di volonterosi carnefici iracheni. Una volta ripresosi dal poco ortodosso trattamento Dakdouk diventa un libro aperto. Ammette di essere arrivato in Irak per svolgere il ruolo di ufficiale di collegamento tra i servizi segreti iraniani e il gruppo di Qais al-Khazaali e di suo fratello Alì, due ex luogotenenti dell’agitatore sciita Moqtada Sadr e ormai in aperta rottura con il loro capo.
Gli agenti iraniani, decisi a non rinunciare a nessuno, utilizzano Dakdouk per non suscitare l’ostilità di Moqtada Sadr. Ma la cattura di Dakdouk, di Qais al-Khazaali e del fratello Alì si trasforma in un vero e proprio rovescio. Le ammissioni più imbarazzanti riguardano l’incursione nel quartier generale di Kerbala dello scorso 20 gennaio. «Gli attaccanti non potevano metter a segno un’operazione così complessa senza l’appoggio e la direzione delle forze di Al Quds», rivela il generale Bergner citando i verbali d’interrogatorio in cui Dakdouk ammette il ruolo dell’unità dei pasdaran specializzata in missioni clandestine. Quel ruolo emerge anche dai documenti in cui Dakdouk annota, prima dell’assalto, i turni di guardia e le misure di sicurezza adottate ai cancelli del comando americano.
Dakdouk e gli altri infiltrati della Brigata Al Quds in Irak avrebbero anche selezionato i militanti iracheni mandati ad addestrarsi in tre campi non lontano da Teheran.