Irak condannato: 18 milioni di dollari a Fincantieri

Piero Pizzillo

Si è conclusa col deposito della sentenza del giudice onorario del tribunale, avvocato Giuseppe Casalino, la ventennale disputa giudiziaria tra il governo iracheno e alcune aziende italiane, relativa alla costruzione di 6 corvette, 4 fregate e una nave appoggio. Il ministero della Difesa e la Repubblica dell’Irak sono condannati a pagare alla Fincantieri, a titolo di risarcimento per inadempienze contrattuali, 18 milioni di dollari (a fronte di una richiesta di 2mila miliardi di vecchie lire), che l’azienda dovrà ripartire con le ditte coproduttrici, per i lavori riguardanti la costruzione degli scafi. Casalino chiarisce che la drastica riduzione è dovuta al fatto che si è tenuto conto degli acconti pagati dall’Irak e dei proventi della vendita di 4 navi alla Marina militare italiana e altrettante alla Marina malese. La vicenda ha inizio nel 1980 con la commessa dell’Irak alla Fincantieri, all’Oto Melara e a altre imprese per la fornitura di 11 navi da guerra e relativi armamenti. Tutto va bene sino alla consegna delle prime tre navi. Poi scattano il primo embargo dell’Onu per la guerra Irak-Iran e il secondo per l’invasione del Kuwait. Le 8 navi pronte nel porto della Spezia, non possono essere consegnate (il costo di manutenzione si aggira sui 100 milioni al giorno). L’Irak, che ha già pagato un anticipo, subordina il pagamento del saldo alla consegna. La Fincantieri e l’Oto Melara chiedono il risarcimento allo Stato italiano, ritenendosi danneggiati dal divieto di produzione e esportazione di armi, ma il tribunale di Roma respinge l’istanza, perché si tratta «di un atto politico». A questo punto per ottenere il rimborso delle spese di custodia e mantenimento, citano la Repubblica dell’Irak, responsabile della mancata consegna, perché colpita dalle sanzioni.