Irak, ecco la prima turista

Parla al <em>Giornale</em> la giovane inglese che, insieme con altri sette
occidentali, ha scelto Bagdad e dintorni per una vacanza: &quot;Nessuna
paura, anche senza scorta. Abbiamo visto un Paese ottimista e la gente
meravigliata ma contenta che fossimo lì&quot;

«Gli iracheni non ci potevano credere. Ci guardavano stupiti, chiedendosi chi potessero essere quegli otto occidentali a bordo di un mini bus fermo a un check point, macchine fotografiche al collo». Così Tina Townsend-Greaves, 36 anni, impiegata della sanità pubblica nello Yorkshire, descrive lo stupore della popolazione davanti al primo gruppo di vacanzieri occidentali in giro per il nuovo Irak, quello in cui si è da poco votato alle provinciali e che attende il ritiro delle truppe americane dopo sei anni di conflitto.

A ogni blocco stradale, in ogni ristorante, per le strade delle città gli iracheni guardavano con curiosità i turisti in sandali da tedesco. «Erano interessati - ha detto Tina al Giornale - ma soprattutto contenti della nostra presenza, segno di un ulteriore miglioramento per il Paese».

La donna e i suoi compagni di viaggio (un canadese, quattro britannici, due americani) hanno stupito iracheni, forze americane e mass media internazionali scegliendo come meta di vacanza il luogo da cui per anni sono arrivati soltanto bollettini di morte: notizie di massacri nei mercati, bombe nelle strade, rapimenti, sgozzamenti filmati. «Ho visitato Bagdad, Babilonia, Samarra, Ur, Uruk, il Kurdistan; nel Sud Nassirya, Najaf, Bassora, lo Shatt el Arab, dove il Tigri e l’Eufrate s’incontrano», racconta Tina.

Certo, nonostante l’avventura di questi intrepidi turisti, né il Dipartimento di Stato né la Farnesina né il Foreign Office si sognano di eliminare dai propri siti Internet la raccomandazione di non avventurarsi in un Irak sulla via della stabilizzazione, ma pur sempre rischioso. Quando qualche settimana fa Luca Marchiò, turista italiano in solitario, era stato avvistato a Falluja, l’ambasciata italiana lo aveva fatto rimpatriare sul primo aereo utile. Gli attacchi sono infatti drasticamente diminuiti dopo il 2007, ma non scomparsi: ieri, almeno 20 persone sono morte in un’esplosione a Bagdad.
Le violenze residue non hanno scoraggiato Tina: «Io non ho mai avuto paura in Irak: ho visto uomini della sicurezza ai check point, negli hotel, per le strade». Alla stampa locale e internazionale era stato imposto il massimo riserbo, dice: «Nessuno doveva sapere del nostro viaggio, per proteggerci. Ma l’ultimo giorno a Bagdad il nostro albergo è stato assalito dai reporter».

Il tour è stato organizzato da un’agenzia britannica, Hinterland Tour, specializzata in viaggi avventurosi. In Irak, dice Tina «Ho viaggiato solo su minibus locali, dormito in pensioni e mangiato sempre in ristoranti popolari, interagito con la popolazione, accompagnata dall’autista iracheno e dal traduttore, senza scorta armata, nonostante ci fosse stata offerta dal ministero del Turismo di Bagdad».

Lungo le strade che collegano i luoghi visitati dal primo tour guidato nella storia del nuovo Irak, ricorda Tina, fino a poco tempo fa al posto dei check point dei soldati iracheni c’erano blocchi stradali di terroristi e imboscate di jihadisti. Oggi, l’inglese dice di non essersi sentita minacciata lungo la via. «Certo la preoccupazione non è mancata: abbiamo atteso a lungo fermi per i controlli della polizia. Mi sentivo vulnerabile. Ma abbiamo sempre evitato di rimanere a lungo nello stesso posto». Così, non si è mai trovata in situazioni di pericolo. «In alcune città, come a Irbil, in Kurdistan, dove la situazione è più tranquilla, camminavamo soli per strada. In altri luoghi, ci siamo mossi in piccoli gruppi, passeggiando e fermandoci spesso nelle botteghe. A Bassora, nel Sud, uno di noi è stato riportato in hotel dalla polizia: “Troppo pericoloso girare da soli”, avevano detto. Ma gli agenti temevano più i borseggiatori che i terroristi. Succede in tutte le città di porto, come Bassora». «Ho visitato invece tranquillamente la città santa sciita di Najaf, nel Sud, passeggiando tra i pellegrini».

Lì, dice Tina, giravo coperta da capo a piedi: «Non ho mai visto un luogo così conservatore come il Sud dell’Irak per quanto riguarda le donne - racconta - neppure l’Afghanistan, dove sono stata nel 2006». Soltanto a Samarra, nel centro, c’è stata tensione: la polizia ha allontanato il gruppo dalla moschea al Askariya, famosa per essere stata danneggiata da un attacco nel 2006. Ora si ricostruisce: «Ho visto meno distruzione di quanto mi aspettassi. Gli affari crescono, i mercati che ho visitato erano affollati - dice la turista sorpresa - Gli iracheni sono ottimisti, presto le forze della coalizione lasceranno il Paese. Ma ho incontrato anche chi è preoccupato per quello che potrà accadere dopo».