Irak, una fatwa esorta i sunniti a non boicottare le elezioni

I terroristi dell’Esercito islamico: «Non attaccate i seggi, non devono essere uccisi civili». Assassinato un candidato, morti 4 soldati Usa

da Bagdad

Oltre 100 religiosi sunniti hanno emesso ieri un editto religioso, una fatwa, per invitare la minoranza sunnita ad andare alle urne alle elezioni di domani, le prime con cui gli iracheni potranno eleggere liberamente il Parlamento. «Invitiamo tutti gli iracheni con questa fatwa scritta da oltre 100 religiosi ad andare alle urne» ha annunciato il capo del Sunni Endowment (l'agenzia governativa che gestisce le moschee e i luoghi di culto sunniti) Ahmed Abdul Ghafour al-Samaraie.
Parlando alla televisione, al Arabiya al-Samaraie ha aggiunto che tutti gli iracheni hanno diritto di scegliere i candidati che più li rappresentano. Per questo, ha concluso, è essenziale che anche i sunniti si rechino alle urne e non boicottino il voto.
Una novità viene anche dall’“Esercito islamico in Irak”, che ha invitato i suoi militanti a non attaccare i seggi durante le operazioni di voto per evitare l'uccisione dei civili: è quanto si legge in un comunicato diffuso su internet. Nel testo, l'organizzazione sottolinea come tale posizione non stia a indicare il proprio sostegno al processo politico in atto nel Paese e precisa che continuerà la jihad (guerra santa) contro le Forze americane e i loro alleati.
La settimana scorsa, il gruppo, che nell’agosto dello scorso anno aveva ucciso l’italiano Enzo Baldoni, ha rivendicato l'uccisione del cittadino americano Ronald Allen Schulz. Lunedì, altri cinque gruppi militanti, tra cui l'Organizzazione di al Qaida in Irak, hanno diffuso un comunicato congiunto in cui condannano le elezioni di domani, definite un «progetto di satana», ma in cui non hanno minacciato di ostacolarne lo svolgimento.
La guerriglia non ha comunque sospeso gli attacchi. Uomini armati hanno ucciso ieri in un attacco a Ramadi un esponente sunnita, Muzhir al-Dulaimi, candidato alle elezioni. Secondo quanto riferito da testimoni, al Dulaimi è rimasto vittima dell’aggressione mentre stava pronunciando un comizio. E quattro soldati americani sono morti, sempre ieri, in seguito all’esplosione di un ordigno nella parte nord-occidentale di Bagdad.
In attesa di domani, giornata che può essere definita storica, le operazioni di voto sono cominciate ieri nei 15 Paesi dove maggiore è la presenza degli iracheni. Le autorità di Bagdad hanno intanto espresso soddisfazione per i dati sull'affluenza alle urne registrata martedì nelle basi militari, negli ospedali e nelle carceri, dove ha votato il 90 per cento dei detenuti. Complessivamente sono 1,5 milioni gli elettori iracheni residenti all'estero che, a partire da ieri, votano fino a domani. Tra tanti candidati, chi non intende restare in pista è il presidente iracheno, il curdo Jalal Talabani: ha annunciato che non si ricandiderà per un secondo mandato.