Irak nel caos: coprifuoco a Bagdad Nel sud colpito l’oledotto del Golfo

Ore difficili in Irak. A Bagdad il comando militare irakeno è stato costretto a ordinare il coprifuoco, da ieri sera a domenica mattina, nel tentativo di riportare sotto controllo la situazione. Nel sud del Paese invece gli estremisti sciiti hanno sabotato uno dei principali oleodotti facendo crollare l’esportazione di petrolio dalla raffineria di Bassora e facendo schizzare il prezzo del greggio poco sotto i 108 dollari. Complessivamente, nel terzo giorno di battaglia a sud e nella capitale si contano oltre 130 morti nei duri scontri fra le forze governative e l’Esercito del Mahdi, la milizia armata dall’Iran e fondata da Moqtada al Sadr, il piccolo Khomeini iracheno.
L’offensiva governativa era scattata martedì, con l’impiego di 30mila uomini, per riportare l’ordine a Bassora controllata dalle milizie estremiste sciite. Il primo ministro Nouri al Maliki, che si trova nella grande città del sud per dirigere le operazioni, ha lanciato un ultimatum di 72 ore, ormai in scadenza. Ieri Maliki ha ribadito che «la battaglia andrà avanti fino alla fine. Non ci tireremo indietro. No a colloqui o negoziati». In realtà emissari del governo sono in contatto con il quartier generale di Sadr nella città santa per gli sciiti di Najaf. Il problema è che Moqtada non controlla più le fazioni estremiste del suo movimento.
La situazione è critica anche nella capitale. Nel bastione sciita di Sadr city si registrano 30 morti nelle ultime ore. Non è mancata la tragica beffa del rapimento di Tahsin al Sheikhly, il portavoce civile del piano di sicurezza applicato a Bagdad dallo scorso anno. L’ostaggio è sunnita e viveva nel quartiere di Al-Amin, bastione dell’esercito del Mahdi. Un gruppo di uomini armati ha portato via al Sheikhly in pieno giorno.