Irak, il pasticcio della Quercia

Egidio Sterpa

Ancora una lezione dall’Inghilterra. Ci viene dalla regina (che dice: «Niente cambia», e inaugura il monumento alle eroine della Seconda guerra mondiale), dal premier Blair («non ci faremo dividere... Alla fine vinceremo noi»), dal comportamento dignitoso dei londinesi. Un orgoglio che viene da lontano, dalla storia. «Never surrender», mai arrendersi, «Blood sweat and tears», sangue sudore e lacrime, come disse, fiero, Churchill nell’Inghilterra bombardata dalla Luftwaffe e dalle V2.
No, non c’è Zapatero a Londra. Non ci sono neppure Chirac e Schröder, né c’è l’ambiguità di taluni nostri leader politici. Il commento più pungente ce lo offre Jena, al secolo Riccardo Barenghi, ex direttore del manifesto, che ieri l’altro su La Stampa, dov’è trasmigrato, scrive: «È evidente che ritirare domani i nostri soldati dall’Irak sarebbe un cedimento al terrorismo. Cediamo dopodomani?». Lo soccorre Cossiga, il picconatore, che dichiara al Riformista: «Siamo un Paese debole, disarticolato; siamo politicamente, moralmente, organizzativamente impreparati ad affrontare una minaccia terroristica».
No, non siamo inglesi. Oggi è facile per noi dire: «Siamo tutti londinesi». L’11 settembre 2001 dicemmo: «Siamo tutti newyorkesi». Scrive Paolo Mieli sul Corriere: «Prendemmo con noi stessi l’impegno di considerarci tutti in guerra». Sì, tutti: da Roma a Parigi, a Bonn, a Madrid. Poi venne la guerra e sorse il dissenso, anzi addirittura il disimpegno. Il terrorismo? Affare degli americani, che anzi vanno messi sotto accusa per l’intervento in Irak. Va detto qui che oltre a rendere onore al coraggio dell’inglese Blair, un modesto riconoscimento sarebbe dovuto al Cavalier Berlusconi, che ha tenuto fede all’amicizia e alla solidarietà verso l’America, che per mezzo secolo, con l’Alleanza atlantica, ha permesso all’Europa di sventare la minaccia sovietica. Checché se ne pensi, l’uomo di Arcore non ha tradito lo spirito atlantico del trentino De Gasperi.
È indubbiamente imbarazzante per la nostra opposizione assumere una posizione esplicita di fronte all’eccidio di Londra. Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio non esitano a confermare il loro atteggiamento antiamericano, e ora antiblairiano. La loro parola d’ordine è: ritiriamoci dall’Irak. È ovviamente scontato il loro «no» al rifinanziamento alla nostra spedizione a Nassirya, di cui si discuterà nei prossimi giorni in Parlamento. C’è chiarezza almeno. Obliqua, invece, la posizione del resto del centrosinistra. Ambigua e incomprensibile, sì. Margherita e Ds sono in ambasce, tormentati tra solidarietà all’Inghilterra (e come si fa a non darla?) e la richiesta di ritiro delle truppe e perciò il «no» al loro rifinanziamento. Messo peggio sta Prodi, che annuisce pedestramente per convenienza alla politica dell’estrema sinistra, lui ex tycoon pubblico di marca Dc.
Non meno impacciati, però, Fassino e D’Alema ai quali non manca certo intelligenza e acume politico, ma costretti dall’imbarazzo a cercare giustificazioni impiastricciate. Sentite questa di Fassino: «Restare o no in Irak è una discussione stantia. L’Italia è pronta a contribuire a una nuova strategia complessiva... Stanno maturando eventi che ci portano a una fase nuova, discutiamo di questo».
E quale sarebbe la nuova strategia e quali eventi starebbero maturando? È certo, intanto, che i Ds «non cambieranno giudizio» sulla guerra in Irak, come dice lo stesso Fassino. La «nuova strategia» starebbe nel lasciar campo libero al terrorismo? E i «nuovi eventi» quali sarebbero? Una vittoria della sinistra in Italia e un bel giro di valzer in politica estera?
Quanto a D’Alema, arriva a dire, in una intervista a Repubblica, che «pur nel dissenso, con Bush dobbiamo difendere il valore supremo della democrazia che ci accomuna tutti». E aggiunge: «Dobbiamo difendere la nostra civiltà... Quando serve anche con l’uso legittimo della forza».
Che gran pasticcio! Ma Berlusconi non dice le stesse cose? E Bush e Blair che cosa fanno se non difendere «la nostra civiltà»?
Che straordinario papocchio, sì, e quante assurdità. Dove sta la ragione e dove il torto? Ma, insomma, Saddam, andava lasciato al suo posto? E i tentativi di far crescere un regime democratico a Bagdad vanno frustrati? E la solidarietà ai londinesi va negata a Blair? Ancora: il terrorismo si può combattere rompendo con l’America?
Aspettiamo che il centrosinistra dia risposte meno contorte. Poi potremo cominciare a discutere.