«In Irak la presenza dei soldati italiani oramai è irrilevante»

Luca Telese

da Roma

Moderato, moderatissimo: Alì Rashid, primo parlamentare palestinese (oltre che italiano, per nazionalità recentemente acquisita), ex ambasciatore dell’Olp in Italia cammina con i piedi di piombo, quando parla della nuova strage di Nassirya. Ribadisce la condanna più netta di ogni terrorisimo - soprattutto suicida - e lancia un allarme: «Al Qaida strumentalizza la questione palestinese». Se lo sentisse il suo compagno di gruppo Francesco Caruso, lo scambierebbe per un pericoloso riformista. Al punto che Rashid rinnova la richiesta di ritiro del contingente italiano, ma aggiunge: «In ogni caso voterò con il governo Prodi».
Onorevole Rashid, questa strage voleva ottenere il ritiro dei soldati italiani?
«Direi di no. Il ritiro era già stato deciso e annunciato in campagna elettorale».
In questo momento ritirarsi può apparire una concessione ai terroristi?
«Assolutamente no, visto che come ho appena detto, non si tratterebbe di un cambio di linea. Vero è, invece, che la guerra ha destabilizzato tutta l’area mediorientale, dalla Palestina all’Iran: di fronte a questo sfacelo la presenza di 3mila soldati è irrilevante».
Lei quindi non voterà il rifinanziamento della missione?
«Farò come fa la mia coalizione, nei tempi in cui attuerà il programma».
Quindi potrebbe persino votare sì?
«Se lo chiede Prodi assolutamente sì. Non farò cadere il governo per la missione in Afghanistan».
Il primo pensiero dopo la strage?
«Lo stesso di ora: provo un profondo cordoglio per le famiglie delle vittime, solidarietà con l’ufficiale ferito, l’esercito, i carabinieri. E condanno senza esitazioni l’attentato».
In questi giorni Bin Laden ha sventolato nel suo messaggio anche la bandiera della causa palestinese.
«Non è la prima volta che lo fa. E ogni volta che accade provo un senso di rabbia e tristezza. Anche perchè Bin Laden non è il primo: lo hanno preceduto tutte le dittature arabe per giustificare i loro colpi di Stato dal 1960 in poi. Questo non cambia nulla, per la lotta del mio popolo».
Si è detto che «Hamas» nel messaggio di Bin Laden fosse la parola chiave che ha avviato gli attentati.
«Hamas è il partito a cui noi, Al Fatah, ci opponiamo. Non condividiamo nulla del suo progetto, nè la sua linea sugli attentati kamikaze, definiti “una legittima difesa”. Detto questo...».
Cosa?
«Va aggiunto che è una realtà più complessa e articolata di quel che i media occidentali rappresentano».
È un’«organizzazione terroristica», secondo l’Unione europea.
«Credo che questa condanna non aiuti il popolo palestinese».
Però Hamas e non condanna i kamikaze e non riconosce Israele.
«Ma anche Israele non riconosce il diritto della Palestina ad esistere!».
Come Al Quaida anche Hamas ha una identità islamica...
«Al Quaida è un movimento integralista che si propone come obiettivo il dominio del mondo. Hamas è un movimento che ha una matrice religiosa, ma una finalità indipendentista...».
Che strumentalizza l’identità religiosa per sostenere la sua causa...
«Sicuramente sì. Ma al pari di Israele: entrambi usano la religione per radicare consenso».
Ma Hamas riconosce anche il diritto alla battaglia terroristica....
«Certo, ma chi in Medio Oriente non lo ha fatto, in questi anni? Sia Hamas che Israele».
Anche voi di Al Fatah, allora.
«Era molti anni fa, ma mai abbiamo riconosciuto il diritto a colpire i civili».
Israele ricorre al terrorismo?
«Certo: lo fa bombardando civili, con la costruzione del muro e con l’occupazione dei territori. Tutti stanno sottovalutando questo problema, così come quel che accade in Iran».
Ahmadinejad ha diritto al suo programma nucleare?
«Il problema è mal posto: nessuno si chiede se Israele ha diritto a 200 testate nucleari».
Forse c’è meno rischio che le usi?
«Vede? Si usano due pesi e due misure. L’indignazione... selettiva non aiuta la causa della pace».