Irak, la proposta dei generali Usa: «Potremmo restare fino al 2009»

Il più alto ufficiale dell’esercito è «pronto al peggio». A Bagdad verso un sì alla legge islamica nella nuova Costituzione

da Washington

I vertici del Pentagono si stanno preparando alla possibilità di mantenere per altri quattro anni l'attuale livello di truppe in Irak. Lo ha affermato, in una intervista in esclusiva all'Associated Press, il generale Peter Shoomaker, il più alto ufficiale in grado nella gerarchia dell'esercito degli Stati Uniti.
Sebbene l'amministrazione del presidente George W. Bush sia alle prese con le crescenti pressioni per l'inizio del ritiro dall'Irak, la presenza militare americana, stando a quanto detto da Shoomaker, potrebbe rimanere costante fino al 2009. Il «se» è d'obbligo, ha precisato il generale: saranno infatti i comandanti responsabili della missione a proporre al governo, insieme alla catena di comando, quanti soldati saranno necessari per garantire la sicurezza nel Paese nel 2006 e, in caso di bisogno, anche successivamente.
L'esercito, ha dichiarato il generale Shoomaker, è pronto «al peggio», ovvero alla possibilità che gli oltre 100.000 soldati americani debbano restare nell'area di guerra. «Stiamo programmando il periodo che va dal 2007 al 2009» ha sottolineato il generale, che ha detto di avere già determinato quali unità di combattimento saranno impiegate nei prossimi dodici mesi, e di avere definito la turnazione dei soldati.
Nel complesso il contingente americano si compone di 138.000 uomini, 25.000 dei quali sono Marines. Le dichiarazioni del generale giungono in apparente contraddizione con le indicazioni di esponenti dell'amministrazione repubblicana e di rappresentanti del Pentagono sulla possibilità di una riduzione della presenta americana in Irak, non appena le forze di sicurezza irachene saranno in grado di assumere la responsabilità del controllo del territorio.
In Irak la situazione è ancora instabile. Il neoeletto Parlamento è sempre alla ricerca di un accordo sulla bozza della nuova Costituzione. Dopo i colloqui, i rinvii e gli incontri serrati delle ultime settimane, sembra essere vicina un’intesa sull’ancoraggio della Carta fondamentale alla legge islamica. Lo hanno riferito fonti vicine alla Commissione che si sta occupando della stesura del testo, confermando che la bozza verrà presentata, in Parlamento, con molta probabilità domani. Le trattative sono ancora in corso. Se le indiscrezioni venissero confermate, si tratterebbe di una vittoria degli sciiti, che da tempo chiedono l’applicazione della sharia agli aspetti della vita civile su matrimonio, divorzio, eredità e affidamento dei figli.