Irak, quella sinistra che inneggia alla «resistenza»

Massimo Introvigne

Alcuni giorni fa a Bagdad un’autobomba ha ucciso sessanta persone che facevano tranquillamente la spesa in un mercato. I siti vicini ad «Al Qaida in Mesopotamia» hanno parlato di vendetta per la morte di al-Zarqawi. Nella strage non è morto nessun americano, e nessun cristiano. Le donne, i bambini, i poveri venditori di frutta e verdura saltati in aria con i loro banchetti erano tutti musulmani. Ma erano sciiti, e per al-Zarqawi gli sciiti erano falsi musulmani, politeisti e - secondo le sue stesse parole - «idolatri e cani rognosi».
In Italia esistono da anni amici della «resistenza irakena», cioè degli assassini che massacrano donne e bambini nei mercati. Il Campo Antiimperialista - un’organizzazione di estrema sinistra che da anni sostiene attivamente la «resistenza irakena» oltre ad altri gruppi classificati dalle organizzazioni internazionale come terroristi - ha definito quello della morte di al-Zarqawi «un giorno di lutto» per tutti, tranne che per i «carnefici americani e i loro tirapiedi». Pur disapprovando «certe azioni spettacolari quanto dannose per la causa» di al-Zarqawi (lo stesso linguaggio, del resto, della cupola di Al Qaida), il Campo si univa a quanti preannunciavano vendetta: «Per un combattente caduto, dall’inferno che l’Irak è diventato a causa dell'occupazione, ne sorgeranno altri cento... Con la resistenza irachena fino alla vittoria».
Il Campo Antiimperialista intende svolgere la sua adunata annuale a Isola Polvese, in provincia di Perugia, dal 5 al 10 agosto. Si deve dare atto al presidente della Provincia di Perugia, Giulio Cozzari della Margherita, di avere con coraggio ritirato al Campo l’autorizzazione a usare l’Ostello della Gioventù di Isola Polvese, venendo così bollato come «gerarca fascista» e servo «delle solite lobbies filosioniste e filoamericane». Sembrerebbero vicende locali. Se non fosse che la prima firma del documento di sostegno al Campo è dell’onorevole Katia Belillo, esponente di primo piano dei Comunisti Italiani ed ex-ministro (nonché benemerita promotrice del pugilato femminile in Italia). La seconda firma è di Roberto Ciccone, presidente del Consiglio comunale di Perugia, di Rifondazione comunista. Segue, tra gli altri, il capogruppo dei Verdi al consiglio comunale di Foligno.
Un parallelo appello a Massimo D’Alema perché lasci entrare in Italia a svolgere la loro propaganda esponenti della «resistenza irakena» - cui il precedente ministro degli Esteri Fini aveva rifiutato il visto - è stato sottoscritto fra gli altri dall’astrofisica Margherita Hack, anche lei esponente di punta dei Comunisti italiani, insieme a tanti «compagni di strada» comunisti, rifondaroli, catto-comunisti come don Andrea Gallo di Genova e l'ex-abate Franzoni, e qualche intellettuale di destra sviato dall’odio anti-americano e anti-israeliano.
Il problema non è né nostro né del presidente della Provincia di Perugia. È di Romano Prodi. Il suo traballante governo sta in piedi grazie ai voti di Comunisti italiani, Rifondazione e Verdi che contano nelle loro file esponenti, con cariche istituzionali e di partito, che fanno il tifo per la «resistenza irakena» - cioè per chi fa strage di donne e bambini sui mercati - e considerano il tagliatore di teste al-Zarqawi un «combattente caduto». Siccome questi partiti non espellono chi fa pubblicamente l'apologia della strage e del terrorismo, sono corresponsabili delle loro bravate. E Prodi, che continua a sopravvivere con il loro sostegno, non può più chiamarsi fuori.