Irak Sabotato oleodotto. Bloccate le esportazioni di greggio

Resta alta la tensione in Irak sulla questione petrolio: le esportazioni di greggio sono state bloccate ieri per il sabotaggio di un oleodotto a Nord di Bagdad. L’attacco per mano di ignoti ha subito raffreddato il sollievo per l’annuncio del parziale ritiro di un manipolo di truppe iraniane da un pozzo petrolifero conteso al confine sudorientale del Paese, occupato tre giorni fa.
Gli episodi si sono verificati a solo una settimana dalla seconda asta di giacimenti di greggio indetta, in pochi mesi, dal governo di Nuri Al Maliki a compagnie straniere. L’Irak è il terzo Paese al mondo per riserve petrolifere, e se attualmente esporta due milioni di barili al giorno, dopo l’attribuzione di sette campi petroliferi a un consorzio internazionale e la messa all’asta di altri tre nel giugno scorso, in cinque anni dovrebbe essere in grado di sestuplicare la produzione. Il sabotaggio di ieri è avvenuto a un oleodotto, 325 chilometri a nord di Bagdad, che conduce al terminale turco di Ceyhan. «L’attacco ha causato gravi danni e la fuoriuscita di un grande quantitativo di petrolio», ha detto un portavoce del ministero del Petrolio, che anche invocato l’intervento delle truppe americane, a protezione delle strutture petrolifere.
Altre fonti governative hanno confermato il ritiro, parziale, di alcuni soldati iraniani che giovedì - stando alla versione di Bagdad - aveva effettuato un’incursione in territorio iracheno all’interno del modesto campo petrolifero di Fakka (con una produzione di 10mila barili al giorno), nella provincia sud-orientale frontaliera di Maysan, dove avevano issato una bandiera iraniana, sembra aver allentato in parte la tensione tra i Paesi.
Il giacimento è da anni in disuso, ma lo scorso giugno, Bagdad lo aveva comunque incluso nella lista dei siti messi all’asta a società straniere. Su Fakka e su altri campi non era però stato trovato l’accordo tra acquirenti e autorità locali. Sull’incursione, dopo silenzi e smentite, da Teheran era arrivata due giorni fa la conferma della presenza di propri soldati a Fakka, che l’Iran considera però sul proprio territorio. Il governo iracheno aveva poi ammesso che si tratta di una zona contesa.