Irak, tornano i video dell’orrore: ostaggi russi sgozzati

Roberto Fabbri

Tornano i video dell’orrore dall’Irak della guerriglia islamica, quella per cui tutto è lecito nel nome di Allah. Su un sito internet utilizzato solitamente dai protagonisti di questa forma barbarica di “resistenza all’occupazione straniera” è stato trasmesso ieri un truculento filmato che mostra la fine atroce di tre dei quattro diplomatici russi sequestrati a Bagdad lo scorso 3 giugno.
Fiodor Zaitsev, Rinat Agliulin (che era musulmano), Anatoli Smirnov e Oleg Fedoseiev erano stati rapiti da un commando giunto nel centrale quartiere di Mansour a bordo di tre auto, mentre un quinto diplomatico, Vitali Titov, era rimasto ucciso nel corso dell’aggressione. Mercoledì il “Consiglio consultivo dei mujaheddin della Shura”, legato ad Al Qaida (sono gli stessi che martedì scorso avevano rivendicato su internet la brutale uccisione di due soldati americani caduti nelle loro mani), aveva annunciato la condanna a morte dei quattro alla scadenza dell’ultimatum al «governo infedele di Mosca» perché ritirasse le proprie truppe dalla Cecenia (ma i ribelli ceceni si sono dissociati parlando di «grossolana provocazione dei servizi segreti russi»); ieri ha mostrato in un video (con sovraimpressa però la data del 13 giugno, il che spinge alla cautela il ministero degli Esteri russo, che prima di confermare l’accaduto farà le verifiche del caso) il massacro degli ostaggi.
Le esecuzioni sono precedute da una breve inquadratura dei quattro russi ripresi mentre parlano tra di loro in russo. Il comunicato che accompagna il filmato spiega che «in questo video si mostra l’applicazione ai diplomatici russi della legge di Allah, per confortare i credenti». Dopodiché comincia l’orrore. Due uomini in una stanza, vestiti di nero e a volto coperto, tengono fermo un ostaggio inginocchiato, il volto verso l’obiettivo; uno dei due estrae un lungo coltello e lo sgozza. Subito dopo viene mostrato un corpo decapitato in una pozza di sangue: la testa mozzata è lì accanto, poggiata per terra. La morte di un terzo ostaggio viene ripresa, invece, all’aperto: l’uomo è inginocchiato, bendato e ammanettato e viene ucciso a sangue freddo con un colpo di pistola alla testa. Nessuna immagine documenta il destino del quarto prigioniero.
Le brutali esecuzioni dei diplomatici russi vengono giustificate nel comunicato del gruppo vicino ad Al Qaida come «anche una vendetta per i nostri fratelli e sorelle, per le torture, le sofferenze, gli assassinii e i trasferimenti forzati inflitti dal governo russo infedele». Seguono altre affermazioni molto dure: «Assalirete coloro che vi assalgono nello stesso modo», si ricorda nella nota richiamando con una citazione del Corano il presunto diritto ad applicare la legge del taglione. E ancora: «I teologi accattoni vi diranno che uccidere gli infedeli è sacrilego e cose di questo genere, noi diciamo loro che questo è il libro di Dio cui spetterà giudicare». Atti e frasi che stridono con la presentazione, avvenuta proprio ieri al Parlamento di Bagdad, del Piano per la riconciliazione e il dialogo nazionale presentato dal premier Nouri al-Maliki, che prevede anche un’amnistia «senza sconti per gli assassini».
Tutto questo mentre nel Paese liberato dalla dittatura di Saddam Hussein ormai tre anni fa continua la bassa macelleria quotidiana attuata da una guerriglia che risponde solo a se stessa: ieri si sono contate in tutto una quindicina di vittime e il Los Angeles Times ha scritto che in questo triennio i morti tra i civili iracheni avrebbero ormai superato quota cinquantamila. E mentre si torna a parlare - dopo gli annunci dei prossimi ritiri dei contingenti militari italiano e giapponese - di una significativa riduzione della presenza americana entro il dicembre 2007: in base al piano prospettato dal generale Casey resterebbero in Irak solo cinque o sei brigate, all’incirca ventimila soldati.