Irak, video con ostaggio francese ultimatum e minacce di morte

da Bagdad

Il copione è sempre lo stesso: l’ostaggio è seduto davanti alla telecamera con dietro due terroristi che gli puntano i mitra alla testa. Ma questa volta il video è in bianco e nero, la vittima ha i baffi, indossa una polo scura ed è l’ingegnere francese Bernard Planche. Il filmato è stato diffuso ieri dalla tv satellitare al Arabiya e il gruppo di sequestratori, pressoché sconosciuto, ha detto di chiamarsi «Brigata di sorveglianza per il bene dell’Irak». La tv araba ha affermato che i rapitori hanno minacciato di uccidere il prigioniero a meno che la Francia non metta fine alla sua «presenza illegittima» nel Paese.
Bernard Planche, sequestrato il 5 dicembre scorso, lavorava per un’organizzazione non governativa all’impianto di depurazione dell’acqua di Rusafa, a Bagdad est. Il governo francese aveva detto allora di essere impegnato su tutti i fronti per la sua liberazione, lo stesso presidente Jacques Chirac aveva rassicurato Isabelle Planche, sorella dell’ostaggio. Ma evidentemente gli sforzi di Parigi per ora non hanno portato ad alcun risultato. La Francia non ha truppe in Irak, si è sempre pronunciata contro l’azione militare e non partecipa neppure ad alcun programma di addestramento delle forze irachene, eppure questo è già il terzo sequestro di cittadini francesi.
Nel frattempo si registrano ancora violenza e morte in un carcere iracheno: ieri mattina, in un centro di detenzione di massima sicurezza a Bagdad, una quindicina di prigionieri sono riusciti a impadronirsi di alcune armi e hanno innescato una rivolta. Alle prime ore del giorno, alcuni uomini sono stati fatti uscire dalle celle e condotti a fare le pulizie nel cortile del carcere, che sorge nel quartiere di Kazimiyah, all'interno della base militare americana nota come «Camp Justice», e che è gestito dalle forze del ministero di Giustizia iracheno. Improvvisamente, ma non è ancora chiaro come, un detenuto è riuscito ad impossessarsi del fucile kalashnikov di una delle guardie e ha immediatamente aperto il fuoco, uccidendo uno degli agenti di custodia e ferendone un altro. Sostenuto da un gruppo di compagni, secondo una ricostruzione fornita da fonti militari americane, ha quindi dato l'assalto all'armeria del carcere, ha ucciso l'agente di guardia che vi si trovava e si è impossessato di un numero imprecisato di armi, che ha poi distribuito ad altri detenuti, tra cui alcuni stranieri. A questo punto i rivoltosi, sparando all'impazzata hanno tentato di aprirsi la strada verso le porte del carcere. Ma sono stati fermati da una violenta sparatoria, in cui «quattro guardie e un interprete sono rimasti uccisi e anche quattro prigionieri. Un soldato americano e altri quattro detenuti sono inoltre rimasti feriti», come recita un comunicato delle forze Usa. La rivolta è stata quindi sedata, grazie anche all'intervento di soldati americani, e «tutti i prigionieri che avevano tentato l'evasione sono stati nuovamente catturati». La ricostruzione inizialmente fornita dalle fonti ufficiali irachene è però diversa: il ministero degli Interni ha parlato di almeno 20 morti.