Irak, violento scontro a fuoco tra soldati americani e siriani

Battaglia sul confine: almeno otto morti. I marines inseguivano alcuni terroristi che hanno trovato rifugio nel territorio di Damasco

Fausto Biloslavo

Un duro scontro a fuoco fra soldati americani e siriani sarebbe scoppiato giovedì scorso nei pressi del confine iracheno, ma in territorio di Damasco. I marines Usa stavano inseguendo un gruppo di terroristi in fuga dall’Irak e le guardie di frontiera siriane non avrebbero esitato ad aprire il fuoco. La notizia dello scontro e dello sconfinamento era stata denunciata giovedì da un’organizzazione umanitaria siriana e ieri la notizia è stata confermata dal sito «Debka file», che ha ottimi agganci con l’intelligence israeliana. La Siria, come il Pentagono, non hanno né confermato né smentito l’aspro conflitto a fuoco, che avrebbe lasciato sul terreno almeno otto morti, tre dei quali siriani e provocato diversi feriti da ambo le parti.
Secondo «Debka file» gli americani avevano lanciato un ultimatum ai siriani chiedendo che consegnassero alcuni comandanti del gruppo terroristico di «Al Qaida fra due fiumi», la costola della rete del terrore guidata da Al Zarqawi. I ricercati sarebbero fuggiti in Siria evitando per un soffio un’operazione tesa a catturarli nell’area di Mosul. Una volta scaduto l’ultimatum gli americani avrebbero cercato di catturarli entrando in territorio siriano. A Damasco, l’Organizzazione araba per i diritti umani in Siria ha affermato che l’attacco americano sarebbe scattato giovedì all’alba con un’incursione nella parte meridionale della cittadina di confine di Abu Kamal. Testimoni oculari avrebbero assistito agli scontri violentissimi fra unità americane e le Guardie del deserto siriane.
L’organizzazione umanitaria sostiene che è intervenuta anche l’aviazione Usa in appoggio alle truppe a terra. I morti sarebbero almeno otto, tre dei quali soldati siriani, oltre a civili che si sono trovati fra i due fuochi. Le perdite americane non sono chiare, ma ci sarebbe un elevato numero di feriti.
L’unica notizia certa è che gli americani assieme a unità del nuovo esercito iracheno stanno conducendo da una settimana l’operazione «Cortina d’acciaio» tesa a riprendere il controllo di alcune città vicino al confine con la Siria. Il portavoce del governo iracheno, Laith Kubba, ha ammesso che gruppi di terroristi sono fuggiti oltre confine e ha chiesto «al governo siriano di catturarli e consegnarli». Il portavoce di Bagdad ha aggiunto che «questi elementi sono pericolosi e ricercati per i crimini che hanno commesso» in Irak. In vista delle elezioni parlamentari del 15 dicembre si sta assistendo a un aumento degli attentati, ma circa 2.500 soldati americani ed un migliaio di iracheni sono impegnati nell’operazione «Cortina d’acciaio» in cui sono già morti dieci marine e 139 «insorti», come vengono chiamati i guerriglieri dal comando Usa. L’obiettivo principale dell’operazione «è ristabilire la sovranità irachena e il controllo del confine con la Siria oltre a distruggere i terroristi di Al Qaida che operano nella regione di Qaim».
I volontari stranieri della guerra santa islamica che si arruolano nei gruppi stragisti, come «Al Qaida fra i due fiumi» di Al Zarqawi, arrivano in Irak attraversando vari punti degli oltre 600 chilometri di confine con la Siria. La zona di passaggio abituale è la provincia di Dair Al Zawr, «perché gli abitanti da tutte e due le parti del confine sono simpatizzanti della guerriglia», denuncia Anthony Cordesman, un analista del Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington. Da questa provincia siriana si entra in quella irachena di Al Anbar, ma un’altra via di infiltrazione è a sud della zona montagnosa abitata prevalentemente da curdi. «Secondo stime dell’intelligence (americana nda) il punto di frontiera chiave per il passaggio (dei volontari stranieri nda) si chiama Bab al Waleed», scrive Cordesman in una sua recente analisi.
I combattenti stranieri in Irak sarebbero fra mille e tremila al massimo. Il 18% dei combattenti del Jihad sono siriani, ma non mancano sauditi, algerini, yemeniti, sudanesi ed egiziani.