Iran, ammazzò lo stupratore: condannata a morte

da Teheran

Una diciottenne iraniana, che si chiama Nazanin, è stata condannata a morte in Iran per avere ucciso, all'età di 17 anni, un giovane che, ha affermato, voleva violentarla. Il delitto risale allo scorso marzo nei pressi di Karaj, una città satellite a una trentina di chilometri a ovest di Teheran. Secondo la giovane, lei e una sua nipote, di 16 anni, si erano fermate con due amici in un posto isolato durante un giro con le moto. Qui i quattro sono stati avvicinati con fare minaccioso da tre giovani, che hanno detto di volere avere rapporti sessuali con le ragazze. I due accompagnatori delle ragazze sono fuggiti lasciando le ragazze sole.
A questo punto Nazanin, stando a quanto ha raccontato durante il processo, ha estratto un coltello che aveva in tasca per difendere sia lei sia la nipote. Ma i tre teppisti hanno continuato nei loro tentativi di stupro, anche dopo che lei aveva ferito al braccio uno degli aggressori, il quale è stato nuovamente colpito. L’ultima ferita è risultata mortale. «Non volevo ucciderlo, non sapevo cosa fare, nessuno veniva in nostro aiuto», si è difesa davanti ai giudici.
Il caso ricorda quello di Afsaneh Nowrouzi, scarcerata nel gennaio del 2005, dopo quasi otto di carcere e una condanna a morte, poi cancellata, per avere ucciso un poliziotto che voleva violentarla. Il fatto era avvenuto nell'isola di Kish, località balneare sul Golfo.
Ieri il boia ha impiccato in pubblico, nella città di Masjed Soleyman (sud-ovest dell’Iran) un giovane di 23 anni con handicap fisici (problemi di vista e udito), condannato a morte per un duplice omicidio quando aveva 18 anni, è stato impiccato in pubblico nella città di Masjed Soleyman, nel sud-ovest dell'Iran. Il giovane era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio, durante un litigio, dello zio e della zia.
La sospensione delle esecuzioni capitali di minori, o che lo fossero all'epoca dei fatti per i quali sono state condannati, è una delle richieste avanzate dall'Unione europea a Teheran nell'ambito di un dialogo sui diritti umani avviato da diversi anni con la Repubblica islamica.
Un primo risultato è stata, nel 2003, la sospensione delle sentenze di morte tramite lapidazione, previste per gli adulteri, anche se la pena non è stata cancellata.
In Iran si può essere condannati a morte per diversi reati, tra i quali l'omicidio, la rapina a mano armata, il traffico di droga se trovati in possesso di almeno cinque chilogrammi di oppio, l'adulterio, la sodomia e l'apostasia.