Iran, anche il governo denuncia i brogli

Accorato appello del presidente uscente: «Votate per la libertà»

da Teheran

La parola d’ordine è una sola, turarsi il naso e seppellire il falco Mahmoud Ahmadinejab sotto una valanga di voti. Ma mentre riformisti e dissidenti si rassegnano a scegliere tra il male e il peggio regalando la propria preferenza al detestato ex presidente Hashemi Rafsanjani un altro dubbio inquieta il panorama politico. Sarà veramente solo questione di voti? A tre giorni dal secondo e decisivo turno delle presidenziali il fantasma di una fatwa segreta, lanciata dal supremo leader Alì Khamenei per consentire la vittoria del sindaco di Teheran Mahmoud Ahmadinejad, riprende corpo e consistenza. Il primo a parlarne era stato il grande sconfitto Mehdi Karroubbi. L’ex presidente del Parlamento, declassato sabato dal secondo al terzo posto, ha più volte riferito di una manovra scattata mercoledì scorso non appena i sondaggi avevano segnalato la probabile sconfitta del fronte conservatore.
A segnalare il rischio di nuove manovre capaci d’alterare il risultato del ballottaggio è stato ieri lo stesso ministero degli Interni. Il suo portavoce Jahanbakhsh Khanjani parlando davanti alla stampa iraniana e straniera non ha esitato a puntare il dito contro «alcuni personaggi che pur di restare al potere sono pronti a far di tutto per alterare il corso delle elezioni. Lo scorso venerdì - ha detto testualmente Khanjani - alcuni esponenti delle istituzioni hanno cercato di orchestrare e manipolare il voto e venerdì prossimo potrebbero riprendere a lavorare con ancora più determinazione». Solo la sera prima il Consiglio dei Guardiani, l’organo non elettivo controllato dai conservatori, aveva cercato di chiudere il capitolo brogli segnalando di non aver rivelato alcuna irregolarità.
L’avvicinarsi del ballottaggio e il sospetto di nuove irregolarità capaci di favorire la vittoria del fondamentalista Ahmadinejad lacerano, dunque, la società e dividono le istituzioni riproponendo lo scontro tra un ministero degli Interni a guida riformista e il consiglio dei Guardiani. Anche il presidente uscente Mohammad Khatami è sceso ieri in campo per appoggiare la corsa di Hashemi Rafsanjani e ha chiesto agli elettori di votare in massa a favore della «moderazione» e contro la «reazione». «Bisogna dimostrare - ha detto il presidente uscente - che il riformismo, la scelta della moderazione e la comprensione della situazione storica sono veri e propri fari che nessuna tempesta è in grado di spegnere».
Per fermare la tempesta fondamentalista impersonificata dal sindaco di Teheran Ahmadinejad e «impedire il pericolo di un imminente ritorno dell’integralismo» si stanno intanto muovendo tutti i principali esponenti del movimento d’opposizione iraniano. A guidare i religiosi di sinistra vi è lo stesso fratello della Suprema Guida, quel Hadì Khamenei che già in passato venne aggredito e ferito dagli estremisti della destra clericale. E infrangendo gli ordini che gli imponevano di smentire un accordo con Rafsanjani, anche l’ex capo della polizia Mohammed Baqer Qalibaf ha chiesto ai suoi elettori di far convergere i voti sull’ex presidente. La decisione dell’ex capo della polizia conosciuto per l’incrollabile determinazione con cui guidò la repressione delle rivolte studentesche ha tutto il sapore di una rabbiosa vendetta.