Iran, attacco in moschea: 3 impiccati

Tre uomini condannati alla pena capitale. Per il regime iraniano erano coinvolti nell'attacco suicida alla moschea di Zahedan, al confine con Afghanistan e Pakistan, che ha fatto 25 morti

Teheran - In Iran tre uomini sono stati impiccati in pubblico perché accusati di essere coinvolti nell’attacco suicida di giovedì contro una moschea sciita, in cui sono morte 25 persone. L’esecuzione è avvenuta poco distante dalla moschea di Zahedan, città vicino al confine con Pakistan e Afghanistan, colpita dai kamikaze. I tre erano stati arrestati prima dell’attentato per il contrabbando di esplosivo nel Paese, ma avrebbero confessato di averne fornito una parte all’organizzatore della strage.

La condanna Di qui la condanna come "mohareb" (nemici di Dio), "corrotti sulla terra" e per aver agito contro la sicurezza nazionale. L’attentato è stato rivendicato dal gruppo ribelle sunnita Jundallah che in un messaggio alla tv Al Arabiya ha indicato nelle forze paramilitari Basij, i fedelissimi del regime sciita, l’obiettivo dell’attentato. Il vicepresidente della provincia del Sistan-Balucistan (della quale Zahedan è capoluogo), Jalal Sayah, aveva affermato che gli attentatori erano stati reclutati dagli Stati Uniti, un’accusa respinta da Washington che ha condannato con forza l’attentato. Il Sistan-Balucistan è una regione poverissima a forte presenza sunnita al confine con Pakistan e Afghanistan, crocevia del contrabbando di droga e armi e teatro di attentati e rapimenti da parte degli indipendentisti sunniti di Jundallah.