Iran, dove il «Tedio» è trans

da Venezia

Come se la passano i transessuali nell’Iran che impicca e fustiga in piazza? Male, benché l’Islam, teoricamente, sul tema sia più conciliante di altre religioni monoteiste. Arriva a sorpresa Tedio, dell'esordiente Bahman Motamedian, accolto ieri con grande curiosità dalla stampa presente al Lido.
Niente ironie sul titolo, indica il senso di solitudine e alienazione di tanti iraniani che non si riconoscono nei propri corpi, sbeffeggiati in autobus, perseguitati dalla polizia, segregati dalle famiglie.
Il film, evitando di cadere nella trappola degli slogan politici (altrimenti sarebbero stati dolori), disegna il quadro con toccante partecipazione, rivelando, in chiave di cinema-verità, un doloroso disagio psico-fisico. Non solo giovani uomini che si travestano da donne, con tanto di chador, pronti a vendere un rene per farsi operare, ma anche ragazze che negano la propria femminilità per trasformarsi in rudi «maschiacci» o maturi transessuali ripudiati dai figli.