Iran Due lapidati per adulterio, il terzo riesce a fuggire ma è grave

Due uomini sono stati messi a morte per lapidazione in Iran mentre un terzo, gravemente ferito, si è salvato solo perché è riuscito - come consente la legge - a divincolarsi dalla buca in cui era stato sepolto. È successo alla fine di dicembre, ma a riferirlo solo ieri è stato un gruppo di attivisti per i diritti umani. Le esecuzioni, secondo un comunicato pubblicato dal sito del quotidiano riformista Etemad Melli, sono avvenute il 26 dicembre in un cimitero poco fuori dalla città di Mashhad, nel nord-est dell’Iran. L’uomo che è riuscito a mettersi in salvo è di origine afghana e si chiama Mahmud. Dei due giustiziati si è riusciti solo a sapere che uno si chiamava Hushang Kh ed era stato condannato per adulterio.
Un’organizzazione per i diritti umani riferisce che anche la donna con la quale Hushang Kh aveva una relazione extraconiugale è stata condannata allo stesso supplizio ed è in attesa dell’esecuzione, così come altre dieci persone in Iran. Nel 2002 il capo dell’apparato giudiziario, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva emesso un decreto per sospendere l’esecuzione delle lapidazioni. Ma ciò non ha impedito a singoli giudici di emettere le condanne e, in alcuni casi, di farle eseguire. Negli ultimi tre anni si ha notizia di almeno tre casi. In Iran la pena di morte, contemplata per numerosi reati, è di solito eseguita per impiccagione.
Solo per i colpevoli di adulterio è prevista la lapidazione. Il condannato viene sepolto fino alle ascelle se donna, o fino alla cintola se uomo e viene colpito con pietre che non devono essere troppo piccole né abbastanza grandi per provocarne subito la morte. Se riesce a liberarsi, come sembra sia accaduto in questa circostanza, ha salva la vita.