Iran, i giovani protestano su Facebook: «Abbiamo diritto alla felicità»

Protesta sul social network dopo il pesante e assurdo intervento della polizia a Teheran contro gruppi di ragazzi che giocavano con pistole ad acqua in un parco

«Anche noi abbiamo diritto alla felicità e al bello. Siamo stanchi di tutte queste limitazioni e dell'oscurantismo, pertanto vogliamo vivere e divertirci come tutti i giovani nel mondo». È uno dei commenti critici posti su Facebook da un giovane iraniano a seguito dell'intervento intimidatorio della polizia contro un gruppo di giovani che lo scorso 29 luglio aveva organizzato una festa di giochi ad acqua in uno dei parchi della capitale.
«Noi esprimiamo la nostra gioia di vivere giocando, mentre voi ci avete violentato sessualmente nelle carceri, noi abbiamo battuto i piedi per terra con le nostre scarpe per divertimento, mentre voi avete usato i vostri scarponi per calpestarci, noi sulla testa mettiamo il gel per i capelli, mentre voi sul nostro capo vibrate colpi di manganello, noi ci opponiamo ai vostri carri armati comprati con i nostri soldi, mentre voi vi opponete alle nostre penne comprate con le nostre risorse, voi siete i ministri e noi il popolo, voi siete i puri e noi gli infedeli!», prosegue il messaggio.
L'intervento della polizia contro i giovani che organizzano feste tramite Facebook nei parchi di Teheran ha suscitato le reazioni degli attivisti, dell'opposizione, ma soprattutto della nuova generazione iraniana che, sebbene non si collochi come movimento politico, chiede libertà politica e dei costumi, oltre a rivendicare il diritto alla felicità.
Sono ormai anni che la nuova generazione in Iran si sta distanziando dai valori tradizionali della rivoluzione islamica del 1979 che hanno istituito la Repubblica islamica. Le ragazze criticano le leggi islamiche limitanti nei loro confronti chiedendo più diritti e la parità assoluta tra uomo e donna.
Un simbolo di queste rivendicazioni è riscontrabile nel graduale abbandono del velo obbligatorio da parte di una buona parte delle ragazze iraniane. Sono numerose, per esempio, le ragazze che indossano, in modo sempre meno ortodosso, l'hijab, esprimendo così il loro dissenso al codice d'abbigliamento imposto da più di trentadue anni dal clero islamico.
Così anche i ragazzi, con diversi strumenti quali la musica, il teatro e lo stesso abbigliamento, esprimono la loro voglia di libertà.