Iran, l'Onu: "Scioccati per le violenze" Scoppia giallo su Moussavi e Karroubi

Almeno 1.500 dissidenti arrestati. Ieri fermata la sorella di Shirin Ebadi, Nobel per la pace. Ahmadinejad minaccia: "Pentirsi non basterà". Giallo sui due leader dell'opposizione: l'agenzia Irna sostiene che si siano allontanati da Teheran. Secondo fonti riformiste sono sotto il controllo dei Guardiani della Rivoluzione. Ma il figlio di Karroubi smentisce : "E' nella capitale"

Teheran - Dopo le proteste e la repressione di domenica, continuano gli arresti in Iran. La sorella di Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, è stata fermata a Teheran, secondo quanto riferisce il sito dell’opposizione Jaras. Intanto, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha espresso tutto il suo sconcerto per quanto sta accadendo a Teheran, esortando le autorità a moderare le proprie reazioni contro l’opposizione.

Giallo sui due capi dell'opposizione
I due capi dell’opposizione iraniana, Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, hanno lasciato Teheran per una città del nord del paese. Lo riferisce l’agenzia ufficiale Irna. Secondo il sito dell’opposizione Rehesabz, invece, i due sono stati portati in tale località dalle autorità del paese.
Nella versione dell’Irna i due politici hanno lasciato la capitale di loro spontanea volontà, in quella del sito dell’opposizione Karrubi e Mussavi sono invece "sotto il controllo" di membri del Ministero delle Informazioni e dei Guardiani della Rivoluzione. "Due dei capi della sedizione - scrive l’agenzia ufficiale - hanno lasciato Teheran per il nord dell’Iran dopo aver constatato il montare della collera del popolo che esige la loro punizione". Il sito Rehesabz cita la notizia dell’Irna aggiungendo come dettaglio che i due uomini politici sono stati portati nella località di Kelar-Abad, nella provincia di Mazandaran bagnata dal Mar Caspio. "Alcuni membri dei Guardiani della rivoluzione e del Ministero delle Informazioni - scrive il sito - hanno portato Mussavi e Karrubi nella città di Kelar-Abad (...) per proteggerli dalla collera della popolazione" e sono sotto il controllo delle autorità citate.

Ma il figlio di Karroubi smentisce: "E' ancora a Teheran" Mehdi Karroubi sono ancora a Teheran. Il capo dell’opposizione iraniana non sono mai fuggiti dalla capitale, ha detto il figlio di Karruoubi, Hossein, smentendo con un comunicato quanto affermato dall’Irna che aveva dato Mehdi e Mir Hossein Moussavi in fuga dalla collera popolare: "Alcuni stanno tentando di creare un clima di paura e terrore...diffondendo informazioni sul loro arresto o esilio (di mio padre, ndr.) con l’obiettivo di metterlo sotto pressione". Hossein ha affermato sul sito Sahamnews di aver visto il padre nel pomeriggio di oggi.

La minaccia
L’ayatollah Abbas Vaez Tabasi, influente personalità religiosa in Iran, ha affermato che i leader dell’opposizione iraniana, in quanto "nemici di Dio", meritano la morte in virtù della legge islamica. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. "Coloro che stanno dietro all’attuale sedizione nel Paese - ha detto Abbas Vaez-Tabasi, un religioso che rapresenta Khamenei - sono 'mohareb' (nemici di dio) e la legge è molto chiara in merito a quella che deve essere la punizione per i mohareb".

La replica dell'Onu "Scioccata" per le violenze e le vittime di questi giorni in Iran e per l’ondata di arresti contro manifestanti e oppositori. In un comunicato diffuso oggi a Ginevra, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha espresso tutto il suo sconcerto per quanto sta accadendo a Teheran, esortando le autorità a moderare le proprie reazioni contro l’opposizione. Secondo la Pillay, "le informazioni di cui disponiamo rimandano ancora una volta ad eccessivi atti di violenza da parte delle forze di sicurezza e della milizia paramilitare dei Basij". "Il governo ha il dovere di assicurare che la violenza non aumenti", ha aggiunto l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, esprimendo poi preoccupazione per le notizie continue di arresti di giornalisti, attivisti politici, difensori dei diritti umani. "La gente - ha sottolineato - ha il diritto di esprimere le proprie convinzioni e di tenere proteste pacifiche, senza essere malmenata, picchiata e gettata in prigione. Quelli che sono stati arrestati, per qualsiasi ragione, devono essere sottoposti a un processo che sia pienamente in linea con gli standard internazionali sui diritti umani".

Ahmadinejad: "Proteste nauseanti" Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha definito le manifestazioni di domenica dell’opposizione una "nauseante mascherata" promossa dall’estero, "dagli americani e dai sionisti". Dopo le dure accuse di ieri, Ahmadinejad ha avvertito l’opposizione che "non servirà il pentimento" il giorno in cui la nazione "si muoverà come un grande oceano" contro di essa. "Fanno un gran baccano e creano notizie false per complicare la situazione", ha detto Ahmadinejad, intervistato dalla televisione di Stato, riferendosi all’opposizione. "Ma - ha aggiunto - dovrebbero imparare la lezione dalle esperienze del passato". "La nazione iraniana è come un oceano - ha aggiunto il presidente - ed essi dovrebbero avere paura del giorno in cui questo grande oceano si muoverà, e non ci sarà ritorno. Allora il pentimento non servirà".

L'arresto di Nushin Ebadi "Ieri sera mia sorella, la dottoressa Nushin Ebadi, docente presso la facoltà di Medicina dell’Università Azad di Teheran, è stata arrestata nella sua abitazione da agenti dell’Intelligence e portata in un luogo sconosciuto", afferma la premio Nobel in una dichiarazione diffusa dal sito Rahesabz. Shirin Ebadi aggiunge che due mesi fa la sorella, che non è impegnata in alcuna attività politica, era stata convocata dagli apparati di sicurezza. "In quella occasione - afferma la premio Nobel - le è stato detto che doveva convincermi a cessare le mie attività in difesa dei diritti umani, altrimenti sarebbe stata arrestata". Shirin Ebadi, che si trova all’estero dalle elezioni presidenziali dello scorso giugno, ha continuato a criticare il regime. "L’arresto di mia sorella - aggiunge la premio Nobel - è un atto illegale. Il Paese ha bisogno ora di calma più che in qualsiasi altro momento e questo può essere ottenuto solo rispettando la legge. Ogni atto illegale avrà conseguenze negative". 

Arrestati tre giornalisti I siti web riformisti hanno riferito dell’arresto di tre giornalisti e un’attivista dei diritti umani. Uno è Mashallah Shamsolvaezin, giornalista riformista di spicco. In manette sono finiti anche Morteza Kazemian, giornalista del quotidiano riformista "Etemad"; l’attivista Mansoureh Shojai, un altro giornalista, Mohammad Javad Saberi, è stato arrestato nei pressi dell’università si Teheran in via Enghelab. Il procuratore generale di Teheran ha inoltre confermato l’arresto durante le proteste del giornalista 27enne siriano Reza al-Basha della tv di Dubai.

Mottaki contro l'Inghilterra L’Iran, atttraverso il suo ministro degli Esteri, Manouchehr Mottaki, ha oggi nuovamente respinto l’ultimatum delle potenze mondiali che hanno imposto a Teheran di accettare "entro fine anno" la bozza d’accordo elaborata dall’Aiea per l’arricchimento dell’uranio. "In realtà - ha affermato Mottaki - noi abbiamo posto un nostro ultimatum e se le potenze mondiali non risponderanno formalmente alla nostra proposta, andremo avanti con l’arricchimento dell’uranio per il reattore a scopi medici che sorge vicino Teheran". Il ministro iraniano ha quindi aggiunto che il suo Paese "non è disposto ad aspettare ancora. Se non raggiungeremo un accordo sull’acquisto o lo scambio dell’uranio, lo arricchiremo fino al 20 per cento da soli". Ieri il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha definito molto "preoccupante" la "mancanza di autocontrollo" -ha detto Miliband- mostrata dalle forze dell'ordine iraniane negli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura. Ma anche diversi altri Paesi europei hanno espresso la stessa posizione. "Le dichiarazioni di certe autorità straniere - ha affermato Mottaki - mostrano le cose vergognose che hanno fatto. Fino ad ora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara". Dall'inizio delle proteste di piazza seguite alle elezioni presidenziali del 12 giugno, Mottaki ha affermato che il tutto era conseguenza di un complotto di Londra.