Iran, oggi la sfida tra lo squalo e il pasdaran

Le ultime battute elettorali dominate dai temi sociali

Gian Micalessin

da Qom

I turbanti d'ayatollah e hojatoleslam affollano i marciapiedi, svettano come panettoni in bianco e nero tra lo sciabordio di mantelli e tuniche. Sostano compunti e silenziosi dietro a poster elettorali e programmi affissi ai muri del centro. Anche la città santa, anche il Vaticano della Repubblica Islamica è dilaniato, lacerato confuso. Il primo ballottaggio presidenziale in 26 anni di repubblica islamica taglia in due santuari e mosche, trasforma il voto in una sorta d'inedito e imperdibile scisma religioso.
Qom è ormai divisa come il resto del Paese. Combattuta tra il «sogno nero» del 49enne Mahmoud Ahmadinejad e le promesse dorate del due volte presidente Hashemi Rafsanjani. Lui, il Robin Hood fondamentalista, l'ex ardito dei pasdaran, il mai pentito cacciatore di dissidenti, punta tutto su poveri e diseredati. Promette di suddividere i surplus del petrolio e bloccare i prezzi, assicura pensioni e sussidi di disoccupazione alle donne, s'impegna a distribuire prestiti senza interessi agli agricoltori e aumenti ai professori. Sogni da conquistare con semplice voto e da ripagare con una fetta di quella «libertà che - a sentir lui - ha già raggiunto livelli insuperabili».
L'ayatollah Ahmad Montazeri, figlio e verbo di quel Grande Ayatollah Montazeri condannato a tre lustri d'isolamento dopo la morte dell'imam Khomeini è uno dei primi a preoccuparsi. «Mio padre - dice al Giornale - si è sempre battuto per la liberta di tutti, anche per quella dei prigionieri politici. Chiedeva di non soffocare l'opposizione quando la maggioranza del Paese taceva. Non possiamo certo condividere il programma di chi vuole portarci indietro, ma non dobbiamo neanche chiudere gli occhi e ignorare le ragioni del suo successo. La fortuna di Ahmadinejad deriva dal suo programma di lotta alla povertà. Lui approfitta di questa situazione di grande crisi, del risentimento di chi vede salire il prezzo del petrolio e le paghe restare uguali, della rabbia di chi vota chiunque prometta un minimo miglioramento sociale. Certo, dietro la lotta tra i due candidati c'è uno scontro molto più ampio, ma la gente povera non ci bada. Deve prima di tutto sopravvivere e preferisce chi gli assicura un futuro meno difficile».
Certo, i sogni dorati del settantenne Hashemi Rafsanjani affascinano di più e fanno meno paura. Per difenderli e bloccare il «sogno nero» s'è mobilitato anche quel movimento riformista che fino a pochi giorni fa tuonava contro lo squalo Rafsanjani. E dietro ai riformisti si muovono molti turbanti della città santa. Al lugubre ordine sociale disegnato da chi pretende il ritorno allo chador integrale e la segregazione di uomini e donne in ascensori separati, il grande vecchio Rafsanjani risponde oggi con le stesse armi. Nel primo round s'era limitato a promettere libertà e riforme. Il risicato vantaggio su Ahmadinejad e gli incerti sondaggi gli han fatto capire che non basta. Da una settimana anche il «vecchio squalo» offre dividendi delle aziende di Stato a tutti i cittadini, paghe sociali da 70 euro per le casalinghe, sussidi tra gli 80 e i 135 euro per i disoccupati. Basterà? L'ayatollah Ahmad Montazeri, è convinto di sì. Ma ad una condizione. «Se le procedure elettorali saranno corrette e regolari, Rafsanjani vincerà facilmente, se vi saranno nuove interferenze la retorica di Ahmadinejad avrà la meglio». Questa volta però il ministero degli Interni, controllato dai riformisti, non intende lasciare l'iniziativa al Consiglio dei Guardiani. L'organo non elettivo simbolo del potere conservatore è sospettato d'aver mobilitato pasdaran e milizie paramilitari pur di garantire la vittoria del proprio favorito. Per bloccare nuove interferenze il ministero degli Interni ha ieri annunciato 26 arresti ordinati dopo la scoperta di oltre un centinaio di violazioni della legge elettorale.
In prigione è finito anche un innominabile esponente di primo piano dell'apparato militare sospettato di aver indirizzato discorsi al vetriolo contro uno dei candidati e aver «distrutto l'immagine del sistema islamico». Gli altri arresti sarebbero legati alla frenetica distribuzione di Cd confezionati dai sostenitori di Ahmedinejad per infangare l'immagine di Rafsanjani.