Iran, propaganda neonazista su un sito del governo

Svastica e Islam. "Lo spirito di Dio e quello di Adolf Hitler - si legge su “irannazi.ir” - saranno sempre con noi"

Il peccato originale è del Führer. Tutto inizia 71 anni fa quando Berlino spedisce a Teheran 7500 selezionatissimi testi destinati - stando alle cronache naziste dell’epoca - «a far scoprire agli iraniani le connessioni tra Nazional Socialismo e cultura Ariana dell’Iran». Due anni dopo, però, gli alleati mandano in pensione un Reza Shah troppo ispirato da quei testi e lo sostituiscono con il figlio Mohammad Reza Pahlavi. Oggi grazie a Mahmoud Ahmadinejad e alla propaganda anti israeliana lo scordato legame con il nazismo torna d’attualità. Archiviate librerie e supporti cartacei l’orgoglio iranian-nazista rifiorisce sul web e conquista - grazie alla benevolenza del presidente - sempre nuovi proseliti.
L’esempio più lampante è www.irannazi.ir, un sito approvato dal regime dove svastica e ritratti del Führer regnano sovrani. E chi pensasse a simboli tradizionali deve solo dar un occhiata ai messaggi diffusi dal sito e firmati dall’“Ufficio Supremo del Nazismo in Iran”. «L’aiuto di Dio e lo spirito di Adolf Hitler - recita irannazi.ir - saranno sempre con noi. Siamo tutti soldati nazisti ... i funzionari di quest’ufficio non fanno eccezione». Un atto di fede che tra le pagine del sito si mescola ai precetti della rivoluzione islamica, alla negazione dell’olocausto e alle minacce contro Israele dando vita ad una miscela esplosiva. Una miscela non troppo sgradita ai fedelissimi di Ahmadinejad. Il sito è caratterizzato, non a caso, dalla sigla “ir” che denota gli indirizzi approvati dal governo e dalle sue istituzioni. Grazie agli appoggi di cui gode “Irannazi.ir” non teme né oscuramenti, né chiusure. A differenza di altri indirizzi cancellati dal web ha felicemente superato un breve periodo di censura impostogli dopo le proteste della minoranza ebraica iraniana irritata dalla sequela di minacce e insulti postate sulle sue pagine.
«D’ora in poi ricordiamoci di non di chiamarli più ebrei, ma sionisti», annotano allora gli autori di “Irannazi.ir” salutando il trionfale ritorno on line garantito - il 22 novembre scorso - dal sì del Ministero della Cultura e della Condotta islamica. Da quel momento il sito - accessibile solo ad utenti iscritti - registra un autentico boom. Secondo Rooz Online - la rivista internet dei riformisti - l’indirizzo nazisteggiante raccoglie in pochi giorni 300 nuove adesioni e 3200 messaggi di sostegno.
Il successo di “naziiran” e i suoi propositi di «denunciare le bugie propagandate dai sionisti sulla persecuzione degli ebrei» finiscono con il preoccupare i settori meno estremisti del regime. Tabnak, un sito ispirato dalle correnti conservatrici non legate ad Ahmadinejad, denuncia la “diffusione di ideologie fasciste” si chiede “perchè il Ministero della Cultura abbia concesso le autorizzazioni” e “quali siano le buone ragioni per farlo”. La risposta la regala Rooz. Secondo il sito riformista il grande protettore di iran nazi.ir è il vice ministro alla cultura Mohammad Alì Ramin. Conosciuto come un fedelissimo del presidente Ahmadinejad, Mohammad Alì Ramin - oltre a controllare tutte le pubblicazioni - guida anche la Fondazione sull’Olocausto, un’organizzazione negazionista sponsorizzata dal presidente il cui principale obbiettivo è cancellare la memoria della persecuzione antisemita.