Iran, tenniste in campo dopo 30 anni. Con l’hijab

Sport e islam. Le atlete della repubblica islamica tornano in una competizione internazionale per la prima volta dai tempi della rivoluzione. E indossano una tenuta speciale che le coprirà dalla testa ai piedi<br />

Si chiamano Shahrzad, Qazaleh, Ani, Medona e Aresu. Sono le prime cinque, dopo trentaquattro anni. Tenniste iraniane pronte a scendere in campo in una competizione internazionale, dopo un’assenza cominciata ai tempi della rivoluzione. Per giocare indosseranno un hijab speciale: un modello che rispetta la tradizione islamica e che è stato approvato anche dalla Federazione internazionale. Tutto in regola, per tutti. Tranne qualche difficoltà di movimento per le atlete: la tenuta è tanto religiosamente corretta quanto poco agile.

Una divisa speciale. Le cinque tenniste parteciperanno alla Fed Cup, versione femminile della coppa Davis: da fine gennaio giocheranno nel gruppo 2 dell’Asia Pacifico. La più giovane ha 17 anni, la più anziana 24. L’hijab le vestirà dalla testa ai piedi: sul capo un “maghnaeh”, un cappuccio per nascondere i capelli; sul corpo un soprabito in cotone, ampio, per coprire maglia e pantaloni lunghi. Facile? Insomma. “All’inizio è stata dura, ma poi ci siamo abituate”, raccontano le tenniste. L’impresa vale lo sforzo: era dai tempi di Parvin Afshar che non si vedeva un’iraniana con la racchetta in competizioni internazionali. Poi ci fu la rivoluzione, e l’obbligo, per le donne, di indossare sempre l’hijab in pubblico.

In campo alla Fed Cup. Difficile conciliare esigenze sportive e rispetto delle norme religiose. Ma, con gli anni, la situazione è un po’ cambiata. Merito anche di Faezeh Rafsanjani, figlia dell’ex presidente e responsabile per lo sport femminile: è lei che ha sponsorizzato la partecipazione delle donne alle gare internazionali ed è riuscita a far accettare la realtà delle donne atlete alle sfere del regime. Così, con qualche compromesso, si arriva alle cinque della squadra iraniana. Fino a poco tempo fa, la Fed Cup sarebbe stata un’utopia: oggi è realtà. La Federtennis iraniana assicura che la tenuta rispetti anche le norme della Federazione. Non dovrebbero esserci problemi, come quelli sorti ai mondiali di Tokyo, quando l’atleta di karate Melene Sepahi è stata squalificata perché voleva combattere a tutti i costi indossando il velo. Il loro hijab è in regola. Non comodo, ma quanto basta per giocarsela, come tutte.