Iran: uranio arricchito su scala industriale

Il 9 aprile, primo anniversario del primo riuscito esperimento iraniano per l’arricchimento dell’uranio, non poteva passare in sordina. Per quella data, già consacrata a festa nazionale dell’energia atomica, il presidente Mahmoud Ahmadinejad aveva promesso l’apertura di un nuovo capitolo della sfida nucleare. La promessa è stata mantenuta. Il presidente e il responsabile del Consiglio di Sicurezza Nazionale Alì Larijani - presentatisi uno dopo l’altro al centro di ricerca di Natanz - hanno annunciato l’entrata in attività di 3mila centrifughe a cascata e l’avvio delle operazioni d’arricchimento su scala industriale. «È un grande onore annunciare che il nostro Paese entra da oggi nel club delle nazioni nucleari ed è in grado di produrre combustibile nucleare su scala industriale - ha detto il presidente ricordando che - il cammino è senza ritorno e il popolo iraniano difenderà i suoi diritti fino alla fine». Larijani ha ricordato che l’Iran offrirà garanzie sugli obiettivi pacifici del proprio programma solo quando l’Occidente lo accetterà come un dato di fatto. «Non siamo disposti a rinunciare ai nostri diritti - ha ribadito il capo dei negoziatori minacciando di applicare le raccomandazioni del parlamento di Teheran e impedire qualsiasi controllo internazionale -. Se continueranno a fare pressioni per le pacifiche attività nucleari dovremo seguire gli ordini del Parlamento e riconsiderare la nostra partecipazione all’Npt».
I tecnici del laboratorio di Natanz - secondo Larijani - hanno già immesso l’esafluoruro di uranio destinato all’arricchimento nelle tremila centrifughe collegate a cascata. Per produrre combustibile necessario ad alimentare una centrale atomica e ottenere energia ad uso civile, come sostengono di voler fare gli iraniani, basterà bloccare l’arricchimento al livello del cinque per cento. Per ottenere il componente di un ordigno nucleare, vero obiettivo secondo Washington degli sforzi di Teheran, le centrifughe dovranno girare fino al raggiungimento di livelli intorno al 90 per cento. Per molti esperti l’entrata dell’Iran nel club nucleare resta, comunque, soltanto teorica. Le tremila centrifughe utilizzate a Natanz registrano insormontabili problemi tecnici e solo l’allestimento di cinquantamila unità in linea garantirà un’autentica produzione industriale. Ma per il Dipartimento di Stato di Washington il passo avanti di Teheran apre un nuovo atto della sfida e giustifica le sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. L’efficacia delle sanzioni resta comunque tutta da verificare. Il generale dei pasdaran Mohammed Baqer Zolqadr, un viceministro dell’Interno coinvolto nei piani di riarmo e di sviluppo nucleare del Paese, ha annunciato di aver beffato il divieto di viaggio impostogli dalle sanzioni e di essere appena rientrato dalla Russia.