In Iran vietato cercare il cane disperso

Un quotidiano chiuso per aver intervistato una poetessa lesbica. Un ragazzo finito in commissariato dopo aver affisso un volantino per ritrovare quella «bestia impura» del suo barboncino smarrito. Le donne di Isfahan costrette a dimenticare le biciclette e le loro pruriginose pedalate. Diciassette adolescenti tra i 13 e i 17 anni sbattuti in (galera dopo uno sconcio “festino promiscuo”. La campagna moralizzatrice lanciata dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad con l’approvazione della suprema Guida Ayatollah Alì Khamenei e l’indefessa collaborazione di polizia e servizi di sicurezza marcia a gonfie vele.
Ai primi di Mordad, il mese iraniano che inizia il nostro 23 luglio, le autorità avevano rinnovato gli avvertimenti, ma tutti avevano pensato al solito rituale, alla consueta sceneggiata estiva contro veli e mantelli troppo corti seguita dall’usuale tolleranza. La repressione di giornalisti poco allineati, studenti d’opposizione e militanti troppo critici, andava di pari passo – finora - con una certa accondiscendenza in campo sociale. Lo chiamavano modello cinese. Era la ricetta dei conservatori pragmatici, contrari alle riforme, ma convinti che un controllato lasseiz-faire evitasse rivolte plateali garantendo lunga vita al regime. Anche dopo l’elezione del presidente pasdaran tutto era continuato come prima. Lunghe chiome tinte strabordavano da veli multicolori. Seni e sederi disegnavano curve vellutate su mantelli corti e attillati. Caviglie e piedini dalle unghie tinte sbucavano dai calzoni al polpaccio e svettavano su tacchi e sandali aperti. Con i primi di Mordad tutto è finito. Il capo della polizia Ahmed Reza Radan ha dichiarato guerra agli abiti indecenti delle peccatrici e ai pervertiti tagli di capelli occidentali così di moda tra gli adolescenti della capitale. Subito dopo i «monkerat», le pattuglie specializzate nella lotta al vizio, hanno assunto il controllo di parchi e strade.
Ma il giro di vite supera le più pessimistiche previsioni. L’arresto di 230 giovani sorpresi a un ritrovo rock fuori dalla capitale è stato seguito da una serie di irruzioni in case private durante le feste del fine settimana. Nel corso di questi assalti ai covi della promiscuità, gli specialisti dei monkerat hanno individuato nove ragazzini e otto fanciulle tra i 13 e i 17 anni intenti a ballare e consumare alcolici in una villa di Teheran. Inevitabile l’arresto e probabile, dopo il rifiuto della libertà provvisoria, la condanna a una pena fino a tre anni. Ancor più inatteso il rigore della campagna anti-animali domestici. Benché il capo della polizia Reza Radan avesse rammentato la regola islamica che proibisce di accompagnarsi ad animali impuri, nessuno pensava di finir in galera per aver dimostrato troppo attaccamento a un barboncino. Si sbagliava. Chiedere informazioni per ritrovare un animale smarrito e dimostrargli affetto equivale infatti a «incoraggiare la detenzione di questi animali» e quindi «favorire la corruzione».
A Isfahan la polizia guida invece la lotta alle «sconvenienti abitudini» delle femmine locali convinte di poter bighellonare su biciclette, pattini e monopattini. In attesa dell’annunciata produzione di una «bicicletta islamica», capace di celare dietro una morigerata cabina le pruriginose mosse delle cicliste, la questura di Isfahan ha ripristinato le regole degli anni Ottanta promulgando l’assoluto divieto di pedalata per le sue cittadine.
Sul fronte politico l’indicatore più negativo è la chiusura, per la seconda volta, di Shargh, il quotidiano dei conservatori moderati dell’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani. L’editto di censura segue l’intervista a Saghi Ghaherman, una poetessa iraniana esule in Canada e paladina, dalle pagine del suo sito internet, dei diritti di omosessuali e lesbiche. Nell’intervista di una pagina, la signora Ghaherman si limita a invocare confini sessuali «flessibili» e Mehdi Rahmanian, direttore di Shargh si affretta a precisare di averla sentita soltanto in quanto poetessa. Non basta. Il quotidiano conservatore Kayhan, assai vicino alla Suprema Guida, denuncia l’intervista a una «controrivoluzionaria a capo dell’organizzazione iraniana delle lesbiche». Contemporaneamente l’organo di controllo della Guidanza Islamica vota la chiusura del quotidiano colpevole di «promuovere l’immoralità».
Per molti osservatori la chiusura rappresenta solo la prima mossa anti-Rafsanjani in vista delle votazioni – a partire dal 23 agosto - per la nomina del presidente dell’Assemblea degli Esperti. Il nemico numero uno di Ahmadinejad è infatti il grande favorito nella corsa per la presidenza dell’influente organo di controllo costituzionale a cui spetta, tra l’altro, la nomina della Suprema Guida.
Gian Micalessin