Iraniani con i capelli corti «I vanitosi tornano a casa»

L’ordine di Teheran arriva dal presidente del comitato olimpico: «Guai agli atteggiamenti effeminati. Serve moralità»

da Teheran

Il presidente del Comitato Olimpico iraniano Mohammad Aliabadi ha annunciato che i calciatori che cureranno eccessivamente il loro aspetto fisico e si presenteranno sul campo con i capelli troppo lunghi o tinti saranno esclusi dai prossimi mondiali.
«Le vittorie e le medaglie sono meno importanti della morale», ha detto Aliabadi, annunciando l'esclusione di calciatori e di sportivi «troppo vanitosi che si presentano sul campo con le sopracciglia curate o i capelli colorati». «I nostri sportivi, soprattutto i calciatori, devono rappresentare i nostri valori e non presentarsi al pubblico in atteggiamenti effeminati», ha aggiunto Aliabadi. I provvedimenti annunciati dal presidente del Comitato Olimpico coincidono con le notizie provenienti dalla Svizzera, dove la nazionale di calcio iraniana si trova in ritiro in vista dei prossimi mondiali.
I giornali di Teheran pubblicano ogni giorno notizie sui comportamenti giudicati «poco rispettosi» e «troppo chiassosi e indisciplinati» dei calciatori iraniani.
Una vicenda analoga accadeva negli anni Settanta con gran parte dei calciatori dell’Est e in particolare con quelli dell’ex Unione Sovietica, ai quali veniva ordinato di non portare i capelli lunghi. Il solo al quale venne concesso il privilegio fu Oleg Blochin, la stella della Dinamo di Kiev.
Taglio severo, nessun indumento «occidentale», divieto assoluto di frequentare bar o discoteche in occasione delle trasferte dei club per le varie competizioni internazionali. La disciplina da regime si è allentata nel tempo, jeans e capelli lunghi, Coca-Cola e automobili di lusso sono entrati da tempo a far parte del repertorio dei calciatori.
Ma mentre nel regime comunista la disciplina rispondeva a ragioni «ideologiche» e di partito, nel caso dell’Iran i comandamenti hanno natura religiosa, viene ricordata appunto l’etica, si invita, anzi si ordina ai componenti della squadra di non mutuare stili e comportamenti degli altri calciatori.
Nel 1998 i nazionali romeni si erano dipinti di giallo i capelli, dopo la vittoria sull’Inghilterra. Era però caduto il regime di Ceausescu da quasi un decennio.