Irap, verso un taglio da 1,5 miliardi Vanno bene le entrate dello scudo

Un primo taglio dell’Irap - per un ammontare di circa un miliardo e mezzo di euro, inferiore cioè ai 2-4 miliardi di cui si era parlato la scorsa settimana - sarà probabilmente inserito nella Finanziaria con un emendamento durante il passaggio della legge alla Camera. Quindi, non nell’aula del Senato, dove il provvedimento arriva nelle prossime ore e dove potrebbe essere ripresentato l’emendamento sui processi tributari (blocco del ricorso in Cassazione dopo aver vinto due gradi di giudizio, pagando il 5% della somma in gioco).
Il miglioramento del fabbisogno di ottobre e, soprattutto, il buon andamento delle entrate da scudo fiscale consentirebbero un margine di manovra al ministro dell’Economia per una prima riduzione dell’Irap. Banche e finanziarie segnalano rientri cospicui di capitali dall’estero (due miliardi da Deutsche bank, 400 milioni da Credem e 200 milioni da Ersel sim). I dati consuntivi arriveranno solo dopo il 15 dicembre, in tempo per un intervento in Finanziaria. Giulio Tremonti, finora molto prudente, potrebbe voler dare un «segnale» di attenzione alle imprese fin dall’inizio del 2010. Tuttavia, il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte: «L’alleggerimento fiscale su imprese e lavoratori può dare una spinta alla crescita, purché coperto da tagli alla spesa, perché il rigore sui conti va mantenuto».
Il commissario Ue Joaquín Almunia non commenta la possibile riduzione delle tasse in Italia, spiegando che se ne discuterà al prossimo Ecofin; aggiunge però che «la dimensione del debito pubblico italiano è preoccupante». Nelle stime della Commissione presentate ieri, la ripresa nel nostro Paese dovrebbe essere «moderata», frenata dal debito pubblico. In Europa il 2009 si concluderà con un -4%, con una ripresa «graduale» dello 0,7% nel 2010 e dell’1,5% nel 2011. L’Italia dovrebbe crescere dello 0,7% nel 2010 e dell’1,4% nel 2011, in media europea. Il deficit si attesterebbe fra il 5,3 e il 5,1% del Pil, mentre la disoccupazione dovrebbe aumentare all’8,7%.
Anche il Fondo monetario internazionale punta l’indice sull’elevato debito pubblico italiano. Sarebbe necessaria una manovra molto forte da qui al 2020 - pari a circa 5 punti di Pil - per riportare il debito pubblico sotto il 60% entro il 2030. In cifra si tratta di 75 miliardi di euro in dieci anni, in media 7,5 miliardi l’anno. Ricorda tuttavia Moody’s: sebbene la crisi ponga all’Italia sfide importanti nell’economia e nel welfare, le revisioni su rating restano stabili, grazie all’elevato tasso di risparmio privato.
GBB