Iraq, assaltata la casa del capo della polizia di Baquba: 14 morti. Rapiti 4 bambini

Ancora violenza e sangue in Iraq. Non si fermano le azioni della guerriglia fra attacchi e attentati. Vicino a Bassora esplose due autobombe, bilancio: almeno 15 morti

Bagdad - Uomini armati hanno attaccato la casa di Ali Ahmed, capo della polizia di Baquba, nella provincia di Diyala. Gli aggressori hanno ucciso 14 persone, fra cui la moglie di Ahmed, altri due familiari e membri della sua guardia del corpo, e rapito quattro dei figli dell’ufficiale di polizia. Lo riferisce la rete televisiva al Arabiya. In un primo tempo si era parlato genericamente della casa di un ufficiale di polizia della provincia di Diyala, di cui Baquba è la capitale. Baquba si trova 60 chilometri a nord di Bahgdad e nelll'area della provincia  sono presenti sciiti, sunniti e curdi e la tensione è altissima da tempo tanto che gli americani hanno inviato proprio qui truppe di rinforzo: 3mila uomini.

Esplodono due autobombe: 15 morti Almeno 15 persone sono sono state uccise e 30 sono state ferite per l’esplosione di due autobombe a Quran, 60 chilometri a nord di Bassora, nel sud dell’Iraq. La prima autobomba è esplosa ad una stazione degli autobus e la seconda al mercato. I due attentati sono avvenuti attorno alle 07.30 del mattino (ora locale). Fra le vittime vi sono donne e bambini.

Haditha, un marine: mi ordinarono, distruggi le foto Un marine incaricato di scattare fotografie dei ventiquattro civili iracheni uccisi un anno fa ad Haditha ha testimoniato che gli fu in seguito ordinato di distruggere le immagini. Il sergente Justin Laughner è stato convocato per testimoniare giovedì scorso durante un’udienza preliminare nei confronti del tenente colonnello Jeffrey Chessani, uno dei quattro ufficiali incriminati per abbandono ingiustificato di servizio per non aver indagato sugli omicidi del 19 novembre 2005. In una deposizione sotto immunità, Laughner ha raccontato che il tenente Andrew Grayson gli disse di cancellare le foto in modo che non facessero parte di una dichiarazione preparata per gli ufficiali di più alto rango e per un giornalista della rivista «Time». Laughner ha aggiunto di aver avuto la sensazione che l’ordine equivalesse a un intralcio alla giustizia, ma di averlo seguito e aver successivamente mentito quando gli è stato chiesto se fossero state scattate immagini. Grayson è stato incriminato a dicembre. La sua udienza preliminare è in programma il 18 giugno. Anche se Laughner ha eliminato le foto dal suo computer, le immagini sono rimasti sulla sua macchina digitale e fanno attualmente parte della più grande inchiesta penale contro le truppe Usa in merito alla guerra in Iraq.