Iraq, condannato a morte il vicepremier Tareq Aziz L'Italia e l'Ue: "Fermatevi"

Pena capitale per il ruolo avuto nelle persecuzioni della comunità sciita. Sarà ucciso per impiccagione. La Santa Sede: "La sentenza non venga eseguita". Napolitano e Frattini: stop esecuzione

Bagdad - La Corte suprema irachena ha condannato a morte l’ex vicepremier di Saddam Hussein, Tareq Aziz, per il ruolo avuto nelle persecuzioni della comunità sciita. Lo ha riferito la televisione di stato irachena. L’Alta corte penale di Bagdad ha previsto che la pena capitale alla quale è stato condannato Tareq Aziz sarà eseguita mediante impiccaggione. Il sito locale "al-Sumaria News" spiega che l’ex gerarca iracheno è stato condannato nell’ambito del processo relativo alla chiusura dei partiti religiosi in Iraq.

Altri condannati Insieme a Tareq Aziz sono stati condannati alla pena capitale anche l’ex ministro dell’Interno, Saadun Shaker, e l’ex segretario personale di Saddam Hussein, Abdel Hamid Hamud.

Il processo La sentenza arriva da uno dei sette processi nei quali è imputato Tareq Aziz e riguarda la campagna avviata negli anni Ottanta contro i partiti politici sciiti filo-iraniani, che ha visto in quegli anni eseguire una serie di arresti e di condanne a morte nei confronti dei principali esponenti politici sciiti del paese. 

L'Ue: decisione inaccettabile La pena di morte "non è accettabile" per l’Unione europea e l’Alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, chiederà all’Iraq di bloccare l’esecuzione di Tareq Aziz. Lo ha riferito un portavoce della Ashton, che ha ricordato che la posizione dell’Unione europea sulla pena di morte "è ben nota: per l’Ue la pena di morte non è accettabile".

L'avvocato: "Vogliono tappargli la bocca" "Questa notizia provoca sorpresa perchè due settimane fa Aziz era stato assolto per il reato di aver perseguitato la comunità sciita". Lo ha detto Mario Lana, presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo, e consigliere per i diritti umani del collegio difensivo di Tarek Aziz. "Qui, più che di giustizia, si tratta di vendetta, come dice anche il figlio. Da anni chiediamo una operazione verità sulle vicende irachene. Se verrà eseguita questa sentenza di condanna a morte, sarebbe il modo classico di tappar la bocca e di impedire che le verità scomode vengano fuori. Sia da parte irachena che da parte americana questa preoccupazione che qualcuno parli è troppo evidente".  

"Chiederemo intervento del Vaticano" La difesa di Aziz intende rivolgersi anche al Vaticano perché fermi l’esecuzione e presenterà ricorso al tribunale perché annulli la sentenza odierna. Lo ha riferito uno degli avvocati di Aziz, Badia al-Aref.

La Santa Sede La Santa Sede si augura che "la sentenza contro Tareq Aziz non venga eseguita, proprio per favorire la riconciliazione e la ricostruzione della pace e della giustizia in Iraq dopo le grandi sofferenze attraversate". Lo afferma una dichiarazione del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sulla condanna a morte dell’ex ministro degli esteri iracheno. 

Napolitano e Frattini: stop esecuzione Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si trova in visita di stato in Cina e il ministro degli Esteri, Franco Frattini, sostengono la richiesta dell’Unione Europea di bloccare l’esecuzione. Lo hanno comunicato durante un incontro con i giornalisti

Pannella: sciopero fame e sete "Come con Saddam vogliono strozzarlo per impedirgli di parlare. Passo immediatamente allo sciopero totale della fame e della sete perché non si passi all’esecuzione". È l’annuncio che fa Marco Pannella dopo la notizia della condanna a morte dell’ex ministro degli Esteri. "Chiedo a Silvio Berlusconi, che quasi ossessivamente afferma di avere per amici, e non solo complici, i potenti della Terra e in particolare Bush, Blair, Putin e Gheddafi, di dimostrarcelo in questa occasione, ne ha il dovere essendo stato fra i principali responsabili della guerra in Iraq scoppiata per impedire l’esilio di Saddam e la pace, in quel caso ingannando il Parlamento e il popolo italiano".