Iraq, kamikaze si fa esplodere in un bar, 30 morti. Per la strage di Hilla oltre 120 vittime

Bagdad - Un kamikaze si è fatto esplodere in un caffè di Bagdad, causando la morte di almeno trenta persone e 29 persone. Un kamikaze è entrato in un affollato bar di Baladruz, a nord-est di Bagdad, e ha fatto esplodere in mezzo agli avventori la bomba che aveva con sè, provocando l'ennesima strage di civili in Iraq: lo hanno reso noto fonti delle forze dell'ordine, secondo cui vi sono stati almeno trenta morti e 29 feriti. L'attacco suicida è avvenuto in un quartiere della cittadina irachena abitato in prevalenza dalla minoranza locale dei curdi, di confessione sciita.

Intanto cresce il numero delle vittime per l'attentato di ieri avvenuto durante la notte: il numero dei pellegrini sciiti uccisi nel duplice attentato suicida messo a segno ieri nella città di Hilla sale a 117. Lo hanno reso noto alcune fonti ospedaliere, mentre continuano gli attacchi armati contro le centinaia di migliaia di fedeli che a piedi si stanno recando alla città santa sciita di Kerbala. (Al Qaeda annuncia di aver liberato 150 prigionieri dal carcere di Mosul). "Molti dei feriti che versavano in condizioni critiche sono spirati nel corso della notte e ci attendiamo che il bilancio, ora di 117 morti, possa salire ancora", ha detto Saad al Chemari, medico dell'ospedale di Hilla, il capoluogo della provincia di Babilonia che sorge ad un centinaio di chilometri a Sud di Bagdad. I feriti ancora ricoverati sono oltre 160. Questa mattina nella capitale, nel quartiere meridionale di Dora, un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco sui pellegrini che transitavano diretti verso Kerbala, uccidendone cinque e ferendone altri dieci. Alcune fonti parlano di altri sette morti e 27 feriti, sempre nella zona Sud di Bagdad, e più generalmente di altri sei morti, ancora nella capitale.

In questi giorni i fedeli sciiti si apprestano a celebrare l'Arabaiyn, ossia il quarantesimo giorno dopo la Ashura, la più importante ricorrenza religiosa per i musulmani sciiti, che ricorda il martirio dell'imam Hussein avvenuto nella piana di Kerbala nell'anno 680. L'emittente televisiva Al Iraqiya mostra da questa mattina le immagini di una processione lunga centinaia di chilometri che si snoda per tutto il Paese e che ha per destinazione finale la città di Kerbala, dove entro sabato, quando le celebrazioni per l'Arbaiyn raggiungeranno il culmine, sono attesi circa un milione di fedeli. In questo quadro, gli attacchi di questi giorni contro i fedeli sciiti erano di fatto previsti, poiché già negli ultimi due anni o tre la ricorrenza è già stata funestata da simili massacri, rivendicati da formazioni sunnite che fanno riferimento ad Al Qaeda. In particolare, la carneficina di ieri "non è nulla di nuovo", ha detto un portavoce del Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq (Sciri), Ridha Jawad Taqi, che ne ha attribuito la responsabilità "ai seguaci di Saddam, ai baathisti e ai takfiri", cioè i terroristi sunniti. È stato un attacco "per esercitare pressione sul governo, per tentare di rovesciarlo", ha detto ancora Taqi, il cui partito è uno dei più importanti della coalizione sciita al potere. Quasi a dargli involontariamente ragione, lo sheikh Abdul Razak al Nidawi, portavoce a Najaf del movimento del leader radicale sciita Moqtada Sadr, ha affermato che il suo gruppo "ritiene il governo pienamente responsabile di ciò che sta accadendo in questi giorni".

Autoboma contro polizia: 8 morti Un'autobomba è stata fatta saltare in aria contro una pattuglia della polizia in servizio di protezione a un corteo di pellegrini sciiti diretti da Bagdad alla città santa di Kerbala. Sette poliziotti e un civile sono morti; altri 15 agenti e dieci civili sono rimasti feriti. L'attentato ha avuto luogo mentre il corteo attraversava il quartiere di Saydiya.