Iraq, rinvio a giudizio per Stefio

Il gup del tribunale di Bari ha rinviato a giudizio Salvatore Stefio, uno degli uomini sequestrati in Iraq nel 2004 insieme a Fabrizio Quattrocchi, che poi fu ucciso. L'accusa è "arruolamento e armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero". Lui si difende: "Sono indignato ma sereno"

Bari - Con l’accusa di "arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero" (articolo 288 codice penale), il gup del tribunale di Bari Anna Rosa De Palo ha rinviato a giudizio Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli: i due sono accusati dell’arruolamento di due ex ostaggi italiani, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana sequestrati assieme a Stefio il 12 aprile 2004 in Iraq. Un altro ostaggio, Fabrizio Quattrocchi, fu ucciso dai sequestratori, gli altri tre furono liberati dopo 56 giorni di prigionia.

A Stefio (siciliano, di 38 anni) e a Spinelli (trentaquattrenne originario di Sammichele di Bari e amico di Cupertino) la magistratura barese contesta di aver arruolato, tramite la "Presidium corporation" (società con sede alle Seychelles riconducibile, secondo l’accusa a Stefio), Didri Forese, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino affinché militassero in territorio iracheno in favore di Forze armate straniere (anglo-americane, per la precisione), in concerto e in cooperazione con le medesime, in contrapposizione a gruppi armati stranieri.

Nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Giovanni Colangelo (ora procuratore di Potenza), il gip del tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis, su richiesta della procura, impose nell’ottobre 2004 a Spinelli il divieto di espatrio per sei mesi. Il provvedimento coercitivo fu però annullato dopo pochi giorni, il 18 ottobre, dal tribunale del Riesame, che accolse nel merito la tesi difensiva.

Nel disporre il rinvio a giudizio il giudice De Palo ha respinto l’eccezione sollevata dai difensori degli imputati, Francesco Maria Colonna per Spinelli e Antonello Patanì per Stefio, che avevano sostenuto che la competenza ad indagare fosse della magistratura romana poichè i presunti arruolamenti erano avvenuti non a Sammichele di Bari (così come sostiene l’accusa) ma a Fiumicino, poco prima della partenza per l’Iraq. Secondo il giudice, l’accordo professionale è stato invece sottoscritto a Sammichele di Bari. Il processo comincerà il 3 luglio prossimo dinanzi alla Corte d’assise di Bari.

Stefio: "Indignato ma sereno" "Onestamente sono indignato. Mi aspettavo che la cosa si concludesse oggi, ma così non è stato. In ogni caso, pur essendo indignato, sono sereno". Così Salvatore Stefio ha commentato la notizia del suo rinvio a giudizio. "A me - ha aggiunto - sembra un conflitto politico più che un conflitto di giustizia, posso interpretarlo così. Staremo a vedere". 

La difesa di Spinelli: "Processo politico" Il difensore di Giampiero Spinelli, Francesco Maria Colonna, definisce "procceso politico" l’indagine della procura di Bari. "Nell’inchiesta si sostiene che i ragazzi siano stati arruolati al servizio di uno Stato estero. Ma non è così, perché qui c’era chi si serviva di contractor per garantire sicurezza in determinate zone dell’Iraq e per compiere missioni in cui non si volevano impiegare i militari. Gli Usa - continua Colonna - hanno stipulato contratti per 3.000 contractor per non impiegare i propri soldati. E il governo Prodi ha dedicato un capitolo di bilancio per ingaggiare contractor prevedendo in una Finanziaria uno stanziamento di 3,5 milioni di euro".