Irene Ferri: sono una perfetta perversa

L’attrice interpreta a teatro Marta Abba, la musa ispiratrice e il tormento di Pirandello E al cinema sarà una moderna amazzone

Enrico Groppali

Incontrare Irene Ferri, vederla, parlarle, ascoltare la cronaca in differita della sua carriera e soprattutto la cronaca in diretta di quel che fa o sogna di fare, è un vero piacere. Perché questa bella ragazza dalla folta chioma color prugna, svela il passato racconta il presente anticipa il futuro col coraggio la determinazione l'allegria di un'autentica pioniera dello show business. Tanto più oggi quando, vincendo lunghe esitazioni, ha finalmente accettato la sfida del palcoscenico. E in un ruolo tremendo come quello di Marta Abba, l'attrice-feticcio di Luigi Pirandello, la Musa-Matrigna del grande drammaturgo, la donna fatale dallo sguardo rapace che lo dominò con la sua irruenza, gli si negò nella sostanza e, culmine dell'ingratitudine, raggiunto il successo lo piantò per convolare a nozze con un magnate dell'acciaio che la impose alle platee di Broadway.
Una parte che fa tremare i polsi, non è vero signorina Ferri?
«Si è scordato che, in Milonga, il film di Emidio Greco, ho impersonato addirittura un'assassina dal volto angelico e dal passo indiavolato?».
Vede anche Marta Abba all'insegna della perversione?
«No, perché nel Maestro e Marta, l'autore Filippo Arriva insinua tra le righe l'ipotesi sconcertante che, tra i due, l'autentico carnefice sia Pirandello».
Una tesi che condivide?
«Lo sa o no che Andrea e Giorgio Pirandello erano i miei zii?»
Ma non mi dica! Si deve a questo, allora, se è stata scelta?
«Niente affatto. Nessuno sapeva di questa parentela. Non l'ho detto al regista, non ho confidato né ai familiari né agli amici più intimi. Perché il rapporto tra l'autore dei Sei personaggi e la signorina Abba è stata la spaventosa relazione tra un grande nevrotico e la vittima della sua nevrosi».
Si è mai confrontata con problemi simili?
«Tutti i problemi che riguardano la convivenza delle idee e l'affettuosa dipendenza di un essere umano sono simili. Anche se, a volte, assumono un andamento allegro. Ma non lasciamoci ingannare dalle apparenze. Siamo sempre soli coi problemi che ci assalgono ci minacciano ci affliggono. Lo dice anche Vasco Rossi, che io amo alla follia. Ho lavorato con lui in un bellissimo video che, guarda caso, s'intitolava proprio Siamo soli».
Dalla Lunga vita di Marianna Ucria alle Ragioni del cuore, fino al recentissimo Fascisti su Marte, il nuovo film di Guzzanti dove, con la lancia in resta, presto la vedremo nei panni di un'amazzone moderna, Irene Ferri è sempre un'immagine contro-corrente. Per combinazione o per libera scelta?
«Naturalmente per libera scelta. In caso contrario, timida come sono, come potrei recitare con tanta naturalezza la perversione?».