Irene Grandi: c’è passione ma mancano le canzoni

Irene Grandi ha un enorme talento. E una forte tendenza a spenderlo solo in parte, con una parsimonia da avaro molieriano. Per paura di spiazzare il pubblico dal palato più facile? O perché i suoi discografici le hanno detto che spessore e originalità, commercialmente, non pagano (il che non è vero)? Certo il nuovo album è gradevole, pimpante, magnificamente cantato e bene arrangiato. E come interprete Irene è in continua crescita. Le risorse sono quelle dei numeri uno: intelligenza, ironia, vivacità, passione, col valore aggiunto d’una splendida voce e di una sagacia espressiva non comune. E tuttavia la bravura di Irene rammenta l’impaccio d’un falco in una voliera: le ali sono possenti ma dispiegarle è impossibile, se i brani non inducono al volo. E se l’interprete non riesce a decidere se essere una cantante per teen ager o una grande artista, una rockeuse di complemento o una rockstar. Se non si risolve a scegliere tra banalità («È in te/ puoi sorridergli/ puoi chiamarlo amore») e velleitarismo («Tu sia fatta santissima Janis/ sei l’elefante rosa sul dolce»), tra le sirene dell’hit parade e il Gotha delle grandi voci, cui necessitano canzoni adeguate.

Irene Grandi Indelebile (Warner)