Iride, salta il matrimonio con Enia e Hera

Ha aspettato fino all’ultimo, ha dato tempo ai manager di fare riunioni su riunioni per decidere come sarebbe stata l’aggregazione di Iride (la società multiservizi formata da Amga e Aem di Torino) con le consorelle emiliane Enia e Hera, ha soppesato i pro e i contro dell’operazione, infine si è decisa: «Alt! Il matrimonio, a tre per giunta, non mi convince. Non si fa più niente». Così il sindaco Marta Vincenzi ha preso carta e penna e ha scritto ai vertici di Iride e al suo collega torinese Sergio Chiamparino per mandare all’aria le trattative. «Il Comune di Genova - spiega Marta Vincenzi, esplicitando un concetto che aveva preannunciato nel corso del forum al Giornale - non ritiene che il tentativo di aggregazione debba protrarre tavoli di lavoro che fino ad oggi non hanno prodotto alcun risultato. Pertanto - conclude - resto in attesa della società Iride, nell’assoluto rispetto della posizione e delle prerogative del suo Consiglio, delle determinazioni urgenti che consentano agli azionisti l’individuazione delle migliori strategie alternative». Tutto questo, in diretta conseguenza dei tre dubbi, chiamiamoli così, che sono venuti al sindaco del Comune della Lanterna (azionista di Iride) per quanto riguarda gli aspetti finanziari dell’operazione (determinazione del concambio tra le azioni interessate), gli aspetti organizzativi (disegno del business e piano industriale) e della governance, sia del gruppo, sia delle reti. Lo ricorda, nella lettera di ieri, la stessa Vincenzi. Che adesso punta i piedi e passa - anche questo lo aveva preannunciato nella nostra redazione - al cosiddetto «Piano B». Non dovrebbe essere, comunque, «Piano B-La vendetta», ma forse qualcosa di più costruttivo.