Irlanda e Francia insegnano: il governo tuteli l’allevamento

Siamo quasi alla fine di settembre e nulla di concreto all’orizzonte fa presagire quale sarà la strada che l’Unire dovrà imboccare per uscire da questa situazione di dissesto. Molti aspetti dell’Unire fanno pensare ad una situazione altrettanto drammatica come quella di Alitalia. Per l’Unire, si è molto parlato di riforma della legge (l.449/99), assolutamente necessaria, ma nessuno ha ancora spiegato quale riforma ed in quale direzione. Si sentono interventi plaudenti ad una fantasiosa privatizzazione, ma quale tipo di privatizzazione? Con quali mezzi, e prospettive?
Il governo, una volta per tutte, deve dire e dimostrare se intende tutelare, come è stato ante riforma del 1999, l’allevamento. Se così non fosse, i responsabili portino i libri in tribunale e si chiuda bottega!
Per salvare ciò che resta dell’Alitalia, gli imprenditori che si stanno cimentando in questa impresa non avranno potuto fare a meno di analizzare i percorsi virtuosi di altre compagnie che hanno superato grosse crisi. In Europa vi sono alcune realtà ippiche che hanno fatto premio sulle altre, per il trotto la Francia e per il galoppo l’Irlanda, quest'ultimo un Paese agricolo di grande povertà e di tradizioni ippiche secolari. I governanti della cosiddetta «isola di smeraldo», molti dei quali a conoscenza o impegnati direttamente nel settore ippico, sono riusciti ad ottenere dalle autorità della Ue un trattamento di grande favore per tutti gli investimenti ippici fatti nel Paese (l’ex ministro delle Finanze irlandese, Charlie McCreewy, è un importante allevatore di cavalli). Praticamente esentati da qualunque imposta per stalloni sindacati, purché funzionanti in loco. Questi vantaggi fiscali hanno determinato la creazione di una serie di consorzi stallonieri tra i più importanti d’Europa, di allevamenti altrettanto significativi e conseguentemente di un benessere diffuso a tutti i livelli. Questi vantaggi fiscali adesso stanno scadendo e quindi anche l’Irlanda probabilmente dovrà adattarsi a un ridimensionamento.
In Francia, al contrario, non hanno beneficiato di aiuti indiretti dalla Ue, ma attraverso una opera intelligente sul territorio, hanno sviluppato al massimo le potenzialità agricole del Paese e dell’allevamento, in particolare del cavallo trottatore.
Fra i cugini d'Oltralpe il timone ippico è saldamente in mano agli allevatori, principalmente del trotto, i quali praticamente occupano tutte le posizioni più significative nell’ambito della filiera ippica, ippodromi compresi. Tradizionalmente i presidenti della Secf (la società parigina che gestisce Vincennes, di proprietà comunale e che ha in proprietà Enghien), tutti i presidenti dalla fondazione, sono sempre stati i rappresentanti di grandi dinastie di allevatori, ed i risultati si vedono. Quest’anno la Francia supererà il traguardo dei nove miliardi di euro di movimento di scommesse ippiche! Non soltanto, con buona pace di chi pensa il contrario, anche il presidente di Parimutuel, Bertrand Belanguier, è stato proposto dagli allevatori. E i risultati si vedono.